— I cavalleggieri non hanno nulla da fare con Maria Antonia; il giovine che essa ha ferito al braccio colle forbici, non ha denunciato il fatto alla giustizia; si è medicato da sè, ed ha più voglia di prima di baciare la mia figliuola. È un bravo ragazzo, che ha dei terreni ed una casetta; si chiama Cicito Scano; uno di questi giorni verrà allo stazzo a far la pace...

Si arrestò, poi soggiunse con accento melanconico: «allora Maria Antonia tornerà a Tempio e il bandito rimarrà un’altra volta solo.»

— Al diavolo le idee nere, ripigliò dopo un breve silenzio, ora s’ha a combinare il modo di condurre la ragazza dinanzi a suo padre, e poi me ne vado; di qui a Logu Lentu ci è più di una mezz’ora di buon passo, e domani prima di giorno bisogna che mi rimetta in cammino per lo stazzo... Dov’è Angela? la posso vedere?

— Bisognerà dirlo a Cosimo, mormorò Silvio come parlando a sè stesso...

In poche parole ebbe informato il bandito dello stato delle cose; quando disse che la fanciulla era stata tenuta al buio della sorte di suo padre, e che ciò era sembrato necessario alla sua felicità, almeno finchè non fosse in età di comprendere meglio la vita, Su Mazzone allungò le labbra, ma non disse nulla.

Silvio a capo basso pensava.

— Fermati a cenare con noi, propose improvvisamente rialzando la testa, dirò che sei...

— Efisio Pacis, è un nome che ha già servito e può servire ancora...

— Fermati a cenare con noi, insistè il professore.

— Grazie; Moro mi aspetta.