«Signor Corrado, disse ella, signora Valentina....
— Lascia stare le signorie, di’ Valentina crudo crudo....
«Signor Corrado,.... Valentina, ripigliò scherzosamente la fanciulla, ho l’onore di presentare.... si dice così?.... la signora Agnese, mia sorella.
Non vi era pericolo che Valentina si meravigliasse troppo; essa fece: oh! appena appena; e se vi sono cento modi di fare: oh!, la flemmatica signora ne adoperava uno solo per tutti i casi della vita.
Questa meraviglia temperata e pur genuina ebbe virtù di temperare la falsa meraviglia di Corrado. Anch’egli fece oh! appena appena.
— Sissignori, è mia sorella, soggiunse Grazietta, e se non l’ho detto prima, è perchè la cattivella me l’aveva proibito.... Siamo sorelle, ma non abbiamo avuto la stessa madre; per questo essa non porta il lutto, però voleva bene anche lei alla mamma.... Oh! che volevo dire?.... Ecco: Agnese ha uno zio ricco, molto ricco, e molto avaro, e molto cattivo, di cui essa ha paura; questo zio le ha proibito ogni rapporto coi parenti di nostro padre, che era solo un pittore, mentre sua madre era di famiglia nobile.... dico bene Agnese?
Agnese chinò il capo e non lo rialzò.
— Mi spiaceva avere un segreto con lei, signor Corrado; lo conserveremo egualmente bene in tre.... perchè non bisogna che alcuno sappia.... Agnese dice che è meglio, sebbene non vi sia alcun male. Giusto, signor Corrado, lei non sapeva tutto, ma che Agnese ha uno zio lo sapeva.... Lo conosce anche.... Non è vero che è brutto da far paura?
— L’hai visto? domandò Agnese sollevando il capo.
— Una volta, su per le scale.... almeno ho immaginato che fosse lui.... un uomo alto, magro, brutto e vecchio.... non è così?