— Sarò schietto; è vero per metà; cioè vi ho creduta un momento solo innamorata di me; ora non lo credo più.

— Ah! il signorino confessa! esclamò Agnese tra la beffa ed il riso; e perchè lo aveva creduto? per uno dei miei baci che non seppi nè rifiutar nè concedere senza farmi rossa, dopo essermi per un’ora creduta un’altra donna dando altri baci alla mia Grazietta! Mi sono vendicata; poc’anzi non avete voi impallidito ad uno dei miei baci?... Avrei diritto di credervi innamorato pazzamente di me.

— Oh! ve ne scongiuro, credetelo.

— Non lo credo.

Ebbe un istante di serietà bizzarra, poi mettendo le due mani in quelle di Corrado con un vezzo irresistibile:

«Non inganniamoci a vicenda; siamo tutto il meglio che possiamo essere: buoni amici; marzo porterà le primule, aprile le pervinche, maggio i mughetti e le rose, giugno, luglio ed agosto i fiori di mille colori, come dicono i poeti, che non sono mai usciti di casa, sinchè dicembre riporterà i giacinti primaticci per inghirlandare un’amicizia, che potrà sfidare il tempo. Mi avete detto un’altra volta che non vi credete nulla di più di me, che al vostro confronto io sono una vergine, che avete anche voi in cuore un po’ di scetticismo, un po’ di nebbia nella testa, e che vi sono quarti d’ora in cui la nausea della vita piglia voi come me; se tutte queste non sono parole, non sdegnerete la mia amicizia schietta. Il mondo, che non pensa come voi, vi crederà il mio amante; non me ne importa.

Corrado non rispose subito, pareva distratto; poi disse:

«Che cosa crederà Grazietta?

— Che vi passa per il capo?... non so.... nulla probabilmente, essa sa che siamo amici, e non le sembra strano, come sembra al mondo.

— Come sembra.... Dunque?...