«Mi pare che dove meno me l'aspettava, troverò il fatto mio; qui dentro stanno di sicuro molte migliaia di lire inoperose; sta a vedere che una se ne viene alla chetichella nel mio portamonete.»

Mentre egli toccava coraggiosamente il bottone del campanello, un'altra voce, vera e sacrosanta, mormorava a canto a lui, strascicando le parole, tanto era dimessa: «vedrai che Bortolo farà come gli altri, non ti darà un soldo.»

La porta di strada si aprì, e subito una voce gridò dall'alto:

—Chi è?

—Sono io, rispose il gran maestro, infilando le scale.

Al secondo pianerottolo una vecchia lo squadrò da capo a piedi, ripetendogli:

—Chi è?

—Sono io; il nipote di zio Bortolo; mio zio è in casa? come sta? riceve a quest'ora?

Il macellaio stava benone e non gli sarebbe sembrato vero di poter ricevere nel salotto, in fondo a un corridoio, dove la vecchia accompagnò il visitatore, ancor che fosse nipote del padrone, a contemplare un uscio chiuso. La chiave era nella toppa, ma non girava bene, e dopo inutili sforzi della fantesca si provò Giusto con miglior resultato.

La fantesca spalancò la finestra sanguinosa e alla luce Giusto ammirò il buon gusto di suo zio.