A un tratto l'usciere trovò un'uscita alla sua falsa disinvoltura, l'appetito che lo molestava da un poco, e disse con disinvoltura vera, guardando l'orologio:

—Volevo ben dire. È già la mezza, e non sono fra le gambe della tavola. La mia Cristina chi sa mai che cosa penserà di suo padre. Vi lascio ai vostri interessi; quanto a me, Giusto, tu lo sai, io ne ho uno soltanto, e non entra nella mia borsa.

Queste ultime parole vollero essere solenni, ma nessuno ne afferrò il giusto significato, nemmeno Giusto, il quale da un poco veniva sorridendo e pensando amaramente.

Prima che uno dei suoi cugini si allontanasse, il pittore decise di dire la verità, a costo della Madonna dei sette dolori, delle mille lire di Venanzio, e… di ogni cosa, ma non di Cristina sua.

—Ebbene, la verità di tutte le dicerie andate in giro sul mio conto è questa, ve lo giuro: io avevo sotto mano un notaio taciturno, ma dal quale scappa ogni cosa che gli si dica senza che egli medesimo se ne avveda; voi lo conoscete, è il notaio Cipolla; e quando avrete dei segreti da spargere al vento affidateli a lui. Io ho fatto per celia. Ho testato in un momento di buon umore, ho disposto di somme favolose che non ho posseduto mai. Ma non mi è venuto in capo di approfittare della mia burletta, e come vedete, al momento del profitto, vi rinunzio. Sono povero come Giobbe e così rimarrò; Cleopatra aspetterà ancora un pezzo, perchè io non potrò pagare la modella… tu prete Barnaba pensaci ancora stanotte; domani mi dirai se devo farti proprio la Madonna dei sette dolori; e se te la farò, sarà la più addolorata di tutte le Madonne; ecco le tue seicento lire…. al caso le riprenderò domani…

Prete Barnaba stava con tanto d'occhi a guardare ogni mossa del pittore famoso, il quale veniva contando i dodici biglietti da cinquanta.

Giusto diceva come parlando a sè stesso:

«Nel breve tempo che siete rimasti nel mio portafogli, non sarete già scemati, spero; ma io sono tanto fortunato… No, sono proprio ancora dodici… Contali tu.»

—Ah! io no, e mi meraviglio! esclamò prete Barnaba con la giusta indignazione dell'uomo sacro offeso nei suoi sentimenti umani e divini; io non ripiglio un centesimo; domani ti porterò il resto, e fammi il piacere di metterti subito al lavoro per il mio altare; se no, andremo prima in tribunale… poi all'inferno; ma v'andrai tu solo…

I cugini risero in coro di questa uscita di prete Barnaba, e intanto Ippolito e Venanzio facevano lo stesso pensiero: «prete Barnaba non crede un'acca…»