Se ne avvedeva, se ne teneva.

E che mai, mio Dio, era ella andata a piangere in quel luogo?

La guardai negli occhi--non aveva pianto; e come vide che io l'osservava, affrettò il passo volgendosi con civetteria, come a dirmi: "seguitemi".

Triste cosa quella civetteria! Io avrei voluto dire a quella bella e vacua creatura, che la mia Clelia era stata più bella di lei, e ch'era morta."

LXIX.

Raimondo tacque, e lasciò cadere la testa fra le mani, come oppresso dalla folla di memorie che aveva risuscitato più vive col suo racconto.

Io lo aveva ascoltato con tristezza; aveva seguito avidamente il suo dire, ora amaro, ora dolcemente passionato; era penetrato in lui, avevo vissuto della sua vita e patito dei suoi dolori.

E m'ero fatto mesto anch'io; però non feci motto, e durai alcuni istanti in quel silenzio.

La luce incerta del primo mattino penetrava dai vani delle finestre socchiuse; il fuoco del caminetto, trascurato da qualche tempo, s'era spento; le fiammelle del candelabro brillavano pallidamente.

Poco stante Raimondo si rizzò in piedi, e passeggiò a gran passi per la camera; il suo viso conturbato tradiva l'affanno d'un pensiero importuno.