—Ella è un uomo perfetto, interrompe l'incognito chiudendo un occhio, dicevamo che sono cinque mila lire che scadono oggi; eccole….

E così dicendo rompe la busta e ne leva cinque biglietti della Banca Nazionale, che sventola ad uno ad uno e guarda attraverso la luce della finestra.

A quella vista, a quel fruscio, Donato sbarra tanto d'occhi e si sente come mozzare il fiato. Egli non ha visto mai tanto denaro in una volta, nemmeno sul tavoliere, dove pure ciascuno aveva sulle labbra parole infinitamente più grosse di quel capitale. Anch'egli ha giocato una parola, una parola piccina al paragone, ed ora deve pagare a contanti. Cinque mila lire! Quanto è facile perderle, e come dev'essere faticoso il guadagnarle!

E' par quasi che solo per suggerire queste fantasie al giovine studente l'amico del signor Bruscoli gli abbia squadernato quei pochi cenci innanzi agli occhi, perchè ora ripiglia il denaro, lo ripone nella busta, e poi nel tacquino che estrae ed inabissa un'altra volta nella tascaccia della giubba.

Donato lo guarda come istupidito. L'altro sorride, si rizza in piedi, e dice:

«Scusi, sa, non posso stare molto tempo seduto, ho bisogno di muovermi; e dica… si è già presentato qualcuno per il pagamento?

Il giovine addita senza dir parola l'avviso ricevuto poc'anzi.

«Alla Banca…, dice il bizzarro ometto, leggendo con un solo occhio aperto; sta bene, bisogna andarci subito, si avrebbe tempo fino a domani, ma è meglio sbrigarsi; mi vuole accompagnare? Ho l'ordine di riscuotere la cambiale colla ricevuta in regola; finiremo poi il negozio con una semplice scrittura privata. Per via mi faccia memoria di comperar la carta bollata…

Così dicendo abbottona il farsettone nero da cima a fondo, si pone innanzi allo specchio per tirare in positura perfettamente orizzontale il nodo della cravatta che pel tramenio della persona va ogni tanto a sghimbescio, infila un paio di guanti neri e larghissimi, in due tempi, brandisce il bastoncello di giunco e si avvia a passo di corsa.

A Donato rimane appena il tempo di ghermire il cappello, di guardarsi alla sfuggita nello specchio e di porsi alle calcagna del bizzarro visitatore, il quale scende le scale a due gradini alla volta.