Donato china gli occhi, e si perde in un labirinto di congetture… finalmente trova il bandolo e ne esce con un sospiro.

«Quando vuol che le faccia l'obbligazione… dice poi, cambiando tono di voce.

L'ometto leva le braccia in alto invocando la misericordia del cielo su quell'ingenuo, e risponde:

«Che obbligazione d'Egitto! Oh! non capisci dunque che ho fatto per ridere?

Donato sbarra tanto d'occhi e non trova parole; alla fine balbetta:

«Ma io ho fatto sul serio, ho perduto e devo pagare… il denaro del gioco è sacrosanto.

Martino Bruscoli scatta come una molla e tappa la bocca allo studente.

«Non mi ripetere queste corbellerie; non pretendere d'impormene con queste sentenze virtuosissime che escono dal tribunale della bisca, con questi postulati che non hanno altro valore se non di dare prestigio al vizio; le son ciancie che stanno bene in bocca al signor Asdrubale; ma io mi chiamo Martino Bruscoli, per grazia di Dio, e Martino Bruscoli non conosce altro denaro sacrosanto fuor quello che si è guadagnato col proprio lavoro. Tu non mi devi nulla, ti ripeto, ho fatto per guarirti in tempo da un brutto male; tocca il polso alla tua coscienza e se ti senti proprio sano, non ho perduto la notte. E fammi il famoso piacere di non fiatare nemmeno.

—Ma se avesse perduto lei?

—Se avessi perduto io, ti avrei fermato sulle sei mila lire, e ti avrei detto: «Figliuolo mio, hai riguadagnato il tuo denaro; il signor Asdrubale pagherà a Martino Bruscoli la somma che la signorina Costanza ti ha dato in prestito, eccoti l'obbligazione; non devi più nulla, bada che hai talento, hai cuore, ed eri sulla via di diventare un cattivo soggetto. Piglia la laurea d'ingegnere, fa felice il vecchio babbo, lavora, poi innamorati sul serio di una qualche bella ragazza e valla a domandare allo zio…»