Non ebbe risposta.

Ritentò la prova con altre armi; una sua lettera accusò, imprecò, dipinse lui come una vittima, e conchiuse con un torrente di tenerezze e giuramenti...

E ancora nessuna risposta.

Per un istante pensò che, essendo andato fallito ogni tentativo, la sua responsabilità fosse tolta di mezzo, ed egli non avesse più che a rallegrarsi in cuore della buona ventura. Ma la forza che lo aveva trascinato a questo passo non era contenta e gli parlava sordamente come una minaccia; l'infelice Riccardo tentennò il capo sfiduciato; perchè ahi! in fondo a tutta questa vicenda di paure, di menzogne, di ripulse e di desiderî, egli vedeva sempre la larva temuta, — il matrimonio. Nessuna via per fuggirla; anzi, per maggior strazio, gli bisognava accostarsele come un mendico e scongiurarla perchè non dileguasse come un'ombra vana.

LXXXIV. Riccardo a Camilla.

«Ho detto male. Una sola via onesta è aperta al nostro amore — il matrimonio.

«Se vi è cara la vostra pace, la mia, la pace d'un uomo che avete amato più di me, non potete e non dovete ritrarvene.

«Sappiatelo voi pure questo orribile segreto che divora la mia esistenza: vostro marito si è ucciso colle proprie mani.»

LXXXV. Preliminari di seconde nozze.

Il matrimonio fu convenuto.