Immagino che a nissuno premerà di sapere appuntino quanto rendano in lire e in centesimi le prosaiche risaie lasciate al nostro eroe dal babbo e dallo zio, dei quali fu l'unico erede; certo egli stesso non lo sa bene, perchè non l'ha mai chiesto al suo fattore, ed abbandona volentieri tal briga ai fornitori ed alle fornitrici che vi sono in particolar modo interessati.

Il secondo sguardo ci mostra il sacerdote di questa specie di tabernacolo, in piedi dinanzi a una scrivania, col volto filosoficamente allungato, con le labbra contratte da un sorriso che pare figlio illegittimo di una medicina amara, con la chioma arruffata e gli occhi così illanguiditi da far temere che la Venere di Tiziano, la quale lo guarda dì nascosto, si tolga alla sua indolente positura e scavalchi la cornice per gettarglisi nelle braccia.

Vedi sulla scrivania a cui Riccardo appoggia le mani un fascio enorme di lettere, un mucchietto di mazzolini di fiori disseccati, un libro sdrucito, legato in croce da un nastro di seta azzurra; sopra una seggiola un cofanetto di legno di rosa a varii scompartimenti, in ognuno dei quali si trovano altri mazzolini, altri nastri e altre lettere. Una lettera giace pure aperta sul suolo, e Riccardo vi butta sopra un'occhiata ogni tanto, accompagnando quella mimica espressiva con un sospiro, che è la quintessenza del sentimento.

Prima di proseguire oltre, un lettore più curioso degli altri vuol sapere il contenuto di quella epistola.

Ai suoi comandi, signor lettore.

II. Camilla a Riccardo.

Milano....

«È trascorso un anno dall'ultima mia lettera; or eccomi un'altra volta a voi per lo stesso fine — mi risponderete voi un'altra volta con un rifiuto?

«Spero di no. Il cuore ha i suoi diritti, ma il tempo ne ha di più imperiosi, e gli uomini si affaticano invano a lottare col tempo. Esso è un esattore inesorabile a cui dobbiamo pagare ogni giorno il nostro tributo di oblío.

«Ho aspettato un anno — ho aspettato abbastanza? Se nel rispondere ai miei timori interrogo la legge fatale che misura gli affetti, io dico: «sissignore.» A quest'ora voi dovete avermi dimenticata. Vorrei parlare un linguaggio più sicuro, e dire: «a quest'ora mi avete dimenticata;» ma sa Dio quale battesimo dareste a questa nuova scabrosità dei mio spirito.