— Devo andarmene? chiede l'altro.

— È meglio.

Il luogotenente serra le ànche, piega il corpo con un atto che sta tra la rigidità militare e la scioltezza del damerino, prende la manina della bella vedova, poi si volta con un moto risoluto ed esce.

Sulla porta s'incontra cogli occhioni da spiritato, coi favoriti biondi, colla bocca madornale e coi cerotti lucenti che compongono il viso del banchiere Redi; fa un saluto poco percettibile e se ne va colla sciabola sotto il braccio, pensando che la cuginetta è molto bella e che il banchiere della cuginetta è molto brutto.

IX. IL SECONDO CORTIGIANO.

Il banchiere Redi mette il capo alla portiera del salotto, e sta un momento immobile sul limitare, intanto che l'incantatrice del luogo si è lasciata andare sopra una seggiola ed accarezza fra le mani un riccio dei propri capelli.

— Se non disturbassi, dice alla fine il banchiere arrischiandosi a mettere tutto il corpo nel tempio, se non disturbassi dovrei dire alla signora Serena...

Il sorriso grazioso con cui il banchiere accompagna le proprie parole, spalanca la più larga bocca del regno d'Italia, e mette in mostra due file di denti bianchissimi.

— Dite, interrompe la signora Serena senza voltarsi.

Il banchiere si fa innanzi, guardando con la coda dell'occhio la bella indolente, trae dal portafogli alcune carte, e dopo averle osservate attentamente, ne fa un piccolo fascio che depone sul tavolino.