Che farci? Ridevano tutti e ridevamo anche noi. Per un po' Augusto servì di legame fra i due fidanzati senza saperlo, e non tardò forse a notare che quando egli aveva colto un bacio sulla bocca di Giulia, subito l'uffizialetto lo chiamava a sè per pigliarselo caldo caldo. Una volta manifestò innanzi a tutti il suo sospetto.
— Perchè non la baci anche tu? — conchiuse — te lo permetto.
La cavalleria fu proprio sgominata; per la prima volta in vita mia quel giorno vidi un uffiziale dell'esercito farsi rosso.
Poi Augusto spiccò un salto sulle ginocchia della bella fanciulla e la baciucchiò sulle guancie, sugli occhi, sui capelli, perfino sulle orecchie; per pigliarne possesso, diceva lui.
— Ora sei mia — asserì — ti ho baciata tutta.
L'uffizialetto cercava di fare il disinvolto, sorrideva, rideva, e non riusciva a nascondere una gran voglia di fare altrettanto, e in fondo faceva una grama figura.
— Tu sei invidioso? — gli chiese poi mio figlio, e come se gli leggesse nell'anima, soggiunse per consolarlo: — Non te l'ho guastata... e poi è mia.
— Non sono geloso — ripetè l'uffizialetto, e lo ripetè inutilmente: — non sono geloso.
Augusto, senza perdere il filo della sua idea, sentenziò con un sussiego corbellatorio:
— L'invidia è un peccato mortale; andrai a bruciare all'inferno.