L'indifferenza, fredda, muta, desolata ci galoppa alle spalle; ieri era l'avvenire e il passato; oggi è l'oggi — inesorabilmente.
Io lo sento, e vorrei sottrarmi a questa barbara legge, vorrei sottrarmi a me stesso, al peso della mia memoria e della inerzia della mia fantasia. Vorrei... oh! sì; strapparlo dal seno questo cuore impotente.
Ecco forse perchè m'affanno a credere ancora alla virtù di Carlotta.
È un fantasma vano, tu dici; che importa? è pur sempre una fede, è pur sempre un amore; non è più Carlotta che io domando al cielo, sono le mie passioni, i miei affetti, il mio cuore. Non è Carlotta, ma il pensiero di Carlotta.
Ah! la memoria di quel giorno mi toglie il senno. Spingere a tal punto la perfidia; ingannare un uomo che non vive che di lei, che ella dice d'amare, con cui divide il tetto, la mensa e l'avvenire.... e ingannarlo per chi?
Quel signor Verni è pure la buona persona; affettuoso, cortese, dignitosamente austero; ma che monta tutto ciò? egli è un marito; conviene che egli sia giudicato come tale, e amato come tale. Amato... sì; e non è possibile che io m'inganni. Carlotta ama suo marito... E perchè dunque?... Enigma tormentoso, indefinibile mistero del cuore d'una donna, chi mai saprà leggere nelle tue pagine capricciose?
Mi sono recato più volte, dopo quella giornata, in casa di Carlotta. La vidi mesta, pallida, stravolta: tale un giorno, tale sempre. Che può ella avere che l'affanni? Il rimorso forse? Menzognera e meschina e falsa riparazione questa del rimorso... «La poveretta ha errato, ne soffre». Infamia, infamia; nissuna pietà per la colpa che mendica il perdono colle vesti del pentimento.
Se l'immagine della vostra colpa può tanto sull'animo vostro da rendervi infelice, perchè mai non potè arrestarvi prima di commetterla? «Un istante di debolezza». Verissimo. Ma poichè foste deboli nell'errare, siate forti nel subirne la penitenza — non vogliate lavare l'onta colle lagrime, la debolezza colla debolezza, il vizio colla menzogna.
Quell'uomo, quel cavaliere Salvani, non è più venuto in casa Verni dopo quel giorno. M'ingannerei io dunque? Io sono pure lo stolto giocoliero ad affannarmi per ingannare me stesso. Potessi colle mie stupide querele arrestare un istante il fantasma della mia fede, e morire con essa! Morire benedicendo ed amando, morire col pensiero di lei, coll'immagine di lei dinanzi agli occhi, la mia bocca fremente sulla sua fronte purissima... la sua fronte purissima!... Irridimi cinico, irridimi; la tua beffa non può ferire il mio delirio».