— Ci s'intende, disse Giovanni tentennando il capo nell'uscire.

Non appena Giovanni ebbe varcato la soglia, Silvio scese d'un balzo dal letto. Indossò frettoloso alcuni abiti e si accostò barcollando per la debolezza alla finestra che guardava nel giardino. Un uomo ed una donna, che parevano usciti in quel punto dalla casa, si allontanavano a fianco l'un dell'altro lungo un viale.

Quella donna era Carlotta; quell'uomo era lui.

Il cuore di Silvio si allargò per la gioia. Se non che in quel punto un altr'uomo uscì dalla casa, e si diresse alla volta dei due; quest'altro uomo era Giovanni.

Silvio dovette appoggiarsi alle imposte per non cadere; la gelosia lo teneva immobile; quell'eterna domanda, eterno supplizio, gli si parava un'altra volta dinanzi: chi era adunque quell'uomo?

Giovanni raggiunse la sua padrona, e camminò alcuni istanti vicino ad essa parlandole. Di che cosa?

Silvio non potò dubitarne molto lungamente, però che vide il volto di Carlotta voltarsi e guardare alla sfuggita la sua finestra, mentre Giovanni si cacciava per entro ad un sentiero trasversale che metteva capo al viale dei pini.

Giovanni era un servitore assai rispettoso, e Silvio avrebbe potuto averne prova, se lo avesse visto pochi istanti dopo passeggiare nel viale dei pini con uno zelo veramente ammirabile; ma Silvio aveva occhio a ben altro. Colla fronte ardente appoggiata ai vetri della finestra egli seguiva d'uno sguardo pauroso e smarrito i due che vedeva allontanarsi sempre più. Non v'era dubbio; quell'uomo che oggi vedeva al fianco di Carlotta era quello stesso che aveva visto tante volte; lo stesso passo, lo stesso abbandono confidenziale. Ma chi era dunque?

Egli stava per acquistare finalmente questa scienza fatale; fra poco essi sarebbero ritornati sui loro passi ed avrebbero offerto il volto ai suoi sguardi; pochi minuti, un minuto ancora.....

Intanto Giovanni continuava la sua coscienziosa passeggiata lungo il viale dei pini....