Ho avuto per un istante la pazza speranza che una finestra si aprisse a un tratto, e che ella vi si affacciasse per rispondere all'appello del mio cuore. Poi ho cercato la finestra della camera che ho abitato tanto tempo; ho riveduto il mio letto, le seggiole, gli specchi, i fiorami delle pareti... E dire che poc'anzi io era là, che vedevo la luce attraverso quella finestra!... È finita, è finita!... la mia ragione è minacciata da due forze opposte; impazzirò di gioia o di affanno......
XLVII. Silvio a Carlotta.
«Che cosa devo pensare di voi? È la terza volta che vengo in casa vostra per rivedervi, ed è la terza volta che mi si dice che voi non siete in casa. Io non ho dubitato un istante che ciò fosso vero; non ne ho dubitato, e non ne dubito, ve lo giuro; ma un vago timore si è impossessato di me, e non so aver pace in nissun modo. Che cosa è dunque avvenuto? che cosa sta per avvenire, mio Dio?
Lo so, è una strana audacia la mia; pure vi scongiuro, toglietemi da quest'affanno; ditemi che la vostra assenza è affatto casuale, che non si rannoda con alcun dolore, con alcuna circostanza penosa; soprattutto che io non vi ho parte alcuna.
Ho pensato di scrivervi, perchè non oserei presentarmi alla vostra casa con questo dubbio; perchè un nuovo tentativo di rivedervi fallito getterebbe forse nel mio cuore dei fallaci sospetti sulla vostra lealtà; perchè forse, se una dura verità deve partire dal vostro labbro, voi stessa troverete più facile mezzo affidandola ad una lettera. Rispondetemi adunque, ve ne prego. Qualunque sia la sentenza con cui risponderete al voto del mio cuore, io saprò obbedirvi, io saprò forse rassegnarmi ad una sciagura su cui il mio pensiero osa appena arrestarsi: «riperdervi per sempre.»
Soprattutto siate franca, e procurate di rispondere liberamente a questa domanda che io vi faccio per l'ultima volta col cuore affranto dalla lunga speranza: «Volete voi esser mia?»
XLVIII. Carlotta a Silvio.
«Sarò franca con voi, perchè lo volete. E vi dirò che la vostra proposta mi ha fatto versare delle lagrime di riconoscenza. Voi non saprete mai tutto il bene che le vostre parole mi hanno fatto, non saprete mai quanto acerbamente io soffra dovendovi rispondere con un rifiuto. Non insistete, ve ne prego; voi non fareste che crescere la mia angoscia, senza mutare il mio proposito. V'ha qualche cosa d'insormontabile che si frappone fra me e voi, fra me e il mondo, un sepolcro inviolabile. Quell'uomo che oggi non è più, quell'uomo che mi ha amato e che io ho amato con tutte le mie forze, stende le sue braccia per circondarmi ancora del suo amore.... No, il suo amore non è sepolto con lui; io lo sento; è solo per questa fiamma misteriosa che ha sopravvissuto al suo corpo che io accetto ancora la vita. Senza di essa io non sarei forse più, o non sarei più che una pallida larva del mio passato, un'anima mutilata. Potrei io accettare il vostro amore? Che cosa potrei darvi in contraccambio? potrei io amarvi come voi meritereste d'essere amato? che dico? potrei io darvi la minima parte del mio amore senza involarlo a lui? e dovrei io ritogliere alla morte per donare alla vita? Impossibile! impossibile! Quando anche il culto del passato potesse isterilire nel mio cuore senza incenerirlo, un imperioso dovere mi vieterebbe di farlo. Io sono sua, non potrei essere d'altri mai, senza turbare la pace della sua tomba. E d'altra parte, forse che voi potreste accettare un amore diviso con un altro essere che, sebbene non sia più nella vita, mi è tuttavia compagno nel pensiero, nel sonno, sempre e dappertutto? Forse che se fossi vostra e mi amaste, non sareste ugualmente infelice sapendo che io ho amato un altro più di quello che potrei amar voi?
Lo vedete, è impossibile. Voi siete generoso, e vi ho creduto sincero; perciò volli essere sincera e generosa con voi. Sarei stata assai più ingrata se avessi alimentato un istante di più le vostre speranze. Ho fede nella vostra energia d'uomo; tuttavia non abbiate a male se io oso farvi appello e muovervi una preghiera: «non insistete.»