Mi venne più volte in mente il pensiero di gettarmi ai suoi piedi, di chiedergli perdono, di rivelargli tutto... Ma mi avrebbe egli perdonato, lo avrebbe egli potuto? E qual prò da questa tarda confessione? oramai il male era fatto; una confessione fatta quando le conseguenze potevano ricadere a mio danno, tornava a vanto della mia virtù; fatta quando nulla poteva minacciare una unione indissolubile agli occhi del mondo, poteva parere ipocrisia mascherata di pentimento. Io non conosceva allora quanto il suo cuore fosse grande e generoso, quanto fosse grande e generoso il suo amore!
Più tardi lo conobbi, e fu vano. Uno sciagurato destino aveva seminato il rimorso sul sentiero della mia vita.»
LXIII.
«Questa tortura aveva durato un anno, quando voi veniste per la prima volta in mia casa.
Ciò che mi rimane a dirvi è assai affannoso, nè so dove io attinga la forza per osare di esaminare così da vicino la mia vergogna e il mio dolore. Ma è necessario che voi leggiate in tutto il mio passato, che non una pagina di questo libro sciagurato vi sia celata; quando pure questa confessione non mutasse i vostri sentimenti e il vostro desiderio, varrà tuttavia ad apprendervene la vanità. Io pongo questa confessione fra me e voi, come un vincolo e come una barriera; io non sarò giammai vostra perchè non potrei dare giammai ad altro uomo più che io abbia dato a lui, e vi avrei dato di più. Se non sdegnerete la mia amicizia, vi appagherete di essa; non domanderete il mio amore che non è più della terra.
Giudicherete dal racconto degli ultimi avvenimenti della mia vita, se la determinazione che ho preso sia frutto d'un sentimento passeggiero, o piuttosto d'un dovere inalterabile».
LXIV.
«Il passato pesava inesorabilmente sopra il mio cuore, le memorie occupavano tutta la mia mente. Io non aveva mai spinto lo sguardo innanzi a me, non aveva mai indagato i misteri del mio avvenire, aveva quasi dimenticato d'averne uno. Parevami che il rimorso avrebbe riempito la mia misera esistenza; nè poteva immaginare che nuovi dolori si sarebbero aggiunti al fardello delle mie pene.
Dov'è il limite che la natura ha stabilito al dolore? dov'è il limite che ha stabilito alla sofferenza? Io ho spesso cercato di dire all'anima mia: «fin qui, fino a quel punto, non oltre». Ma le mie fibre furono più forti della mia volontà e del mio dolore; la mia fragile natura di donna ha resistito all'urto senza spezzarsi. Le anime deboli si piegano e s'infrangono — le forti resistono, ma soffrono più a lungo; il segreto dei grandi dolori è la forza.
Voi rammenterete forse la sera in cui quell'uomo abborrito osò oltrepassare la soglia della mia casa.