Mentali imagini, lampi d'intimi simboli, parole che furono visioni, squarci d'orizzonti, richiami, richiami, densità di coscienza, violenza silenziosa onde l'anima è tratta nel tempo lontano, nei luoghi lontani, tensione della vita verso ciò che fu, verso la verità che è nelle morte ore vissute, spasimo, vertigine, strazio e voluttà delle fibre bramose struggendosi di creare!


Casa solinga presso la pineta, ginestre per gli ondulati declivi verso Roma, distesa di terreno a ponente coltivata tutta a fiori, campo iridescente di giacinti, viso roseo di una sorella intento accorato, biglietti del mio bambino, anche in sogno la scrittura incerta puerile, la fragile voce che geme: «Mamma, voglio venir da te....».

Se il vento qualche mattino mette un poco di fretta alle nuvole, la donna che passa sotto i pini crede udire il pianto del mare.


Fra i cespugli del Palatino, presso una piccola statua femminile che ha il capo mozzato, un pomeriggio io dico piano, tremante e sicura insieme: «Un'unica norma per vivere vedo ben fissa, la sincerità».

Sincerità.

E tuttavia....

Ma se io parlassi dell'amore che ho provato e che ancora mi resta per il giovine lontano, non crederebbero tutti ch'io son partita di laggiù per lui? E sarebbe ingiusto, verso entrambi. Alla vigilia ancora della mia risoluzione egli mi ripeteva per lettera: «Pensa a quante donne accettano di vivere nelle tue stesse condizioni, soffrono, si sacrificano per i figli: pensa a mia madre, umile e grande: sopporta anche tu, tu che hai inoltre la luce dell'ingegno e il conforto dell'arte: sii buona, paziente, prudente....».

Tutta la responsabilità dell'atto che ho compiuto è mia.