.... Come a molte pagine di ricordo e rievocazione del primo libro, è facile riconoscere la forza e l'autenticità della commozione, così nell'affannoso esprimersi del secondo è facile scoprire momenti nei quali la sensibilità della scrittrice si mostra e rivela in forme d'affinamento e di evidenza finora a lei insolite....
ALFREDO PANZINI nella Perseveranza di Milano:
Una donna ha il suggello di una vita vissuta. Dunque un romanzo sperimentale di tipo zoliano? dunque un romanzo psicologico alla Bourget? Nulla di codesto: un libro immediato; intessuto di pensieri e di fatti, libero da reminiscenze letterarie. Quel non so che di appiccicaticcio e di falso che forma la preparazione in Italia allo scrivere di maniera, qui, manca affatto.
Quel non so di voluttuoso, di melato di sospiroso che abbonda negli scritti letterari delle donne, qui non appare. Evidentemente l'autrice ha troppe cose da dire, troppo profondamente ella sente, troppo gravi cose ella dice, gravi in sè, le quali non hanno bisogno delle esagerazioni e della rettorica sentimentale.
Avviene anzi in questo libro qualche cosa di cui l'autrice stessa forse non ha la conoscenza piena: di mano in mano che la narrazione procede, la parola che da prima appare pavida, titubante, si fa più sicura, il pensiero si rafforza nel pensiero, si imbeve di vigore al contatto della realtà, si fa turgido, caldo, potente, e allora balena ignudo, come spada; e giunge di colpo a trovare quelle espressioni scultorie, rapide e immediate, semplici, che fermano il lettore e sono il martirio dell'artista.
UGO OJETTI nel Corriere della Sera ammira il valore sociale del libro «Una Donna»:
Una donna che in una casa cupa come una tomba, presso un marito sospettoso, subdolo, meschino, padrona soltanto, sente soffocare nella propria mente ogni nozione del suo diritto e nel cuore ogni spontaneità, può per non morire, fuggire anche quando deve lasciare lì un bambino, il quale senza lei, presso il padre, in quella casa funebre, mancherà d'affetto e d'esempio e dovrà, fatalmente, dimenticare e dubitare della madre lontana? Sibilla Aleramo, nome nuovissimo nella nostra letteratura femminile, dice di sì in un libro che ha un semplice titolo: Una donna. E lo dice a testa alta, e certe pagine son così sincere e dolorose che par di udire quella donna da Lei inventata parlare con un fremito nella voce, con un ultimo dubbio negli occhi e fissarvi con la speranza di trovarvi il vostro consenso, non la vostra condanna.
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Questo libro è sincero, è crudele, è modernissimo. Solo per la difesa della propria mente e della propria individualità, nessuna donna in nessun romanzo di vent'anni fa sarebbe fuggita. Oggi è possibile e questo romanzo purtroppo è verosimile.
ALFREDO GARGIULO nel Giornale d'Italia: