Ecco un romanzo di una donna e nel quale si disegna la figura di una donna «nuova». È tra i pochi romanzi notevoli che ci è accaduto di leggere da qualche tempo in qua; e già raccoglie un insolito consenso di lodi della critica. Notevole come opera d'arte e come opera di pensiero: come opera d'arte, mentre pure l'autrice sembra protestare di non aver voluto fare che un'opera di verità, e forse appunto per questo: come opera di pensiero; perchè vi è rappresentata la profonda lotta di uno spirito femminile, per affermare di fronte all'egoismo dell'uomo la dignità sua e del sesso chiamato, con una frase che suona incosciente brutalità, sesso debole.

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Bel libro, per la potenza vivificatrice dell'arte schietta e rude; libro che vi soggioga con la profondità dell'osservazione psicologica e vi dà a pensare per la vivacità con la quale denuda una tormentata anima di donna e per la violenza con cui affronta i problemi del femminismo.

VERNON LEE nel Marzocco:

Il libro della signora Aleramo non è una requisitoria contro il vecchio matrimonio, contro la barbarie sociale; è un grido doloroso, un gemito che echeggia in chi lo sente, è un urlo direi, che giunge a noi soddisfatti, a noi felici, a noi fortunati, come giungerebbe l'urlo di un assassinato, e che dovrebbe farci riflettere, se le istituzioni che a noi, fortunati, sono riuscite tollerabili o propizie son per questa ragione innocenti e sacrosante; dovrebbe farci domandare se noi non ci rendiamo complici del male ricusando di convenirne, ricusando di pensare, di scuotere i nostri pregiudizi, di guardare la verità in faccia, anche se quella verità ci toglie le fedi più care al nostro essere, le bugie vitali (per servirmi delle parole di Ibsen) più essenziali nella nostra vita.

PAUL MARGUERITTE parlando di «Una donna» inizia la serie degli entusiasmi da cui i libri dell'Aleramo furono accolti nei paesi stranieri:

Se questo libro fosse firmato da una francese, potete esser sicuri che essa sarebbe celebre domani. Il destino delle glorie straniere è più fantastico. Non v'ha dubbio però che il libro della giovane donna che porta come una maschera l'armonioso pseudonimo di Sibilla Aleramo, non colpisca fortemente molti cuori.

Esso appartiene a quella forma di letteratura personale, si potrebbe dire confessionale, che ci ha dato dei rari ma squisiti capolavori, come Dominique di Fromentin.

Queste opere sono le più delicate e le più difficili a realizzare: esigono altrettanto tatto che padronanza. «L'io è odioso» dice un proverbio; esse devono evitare questo rimprovero.

Ma quand'esse sono riuscite, come rendono il suono vibrante di un'anima, quale essenza di verità, esalano! E quando un grande sofferente del pensiero e della vita, come Gian Giacomo Rousseau, si confessa a noi, non ci sembra di veder palpitare il cuore stesso dell'umanità?