«La Croce altro non è ch'alta dottrina
Di generosi e giusti sacrifici;
La forza d'affrontar doglie e rovina
Per giovare a' tuoi cari e a' tuoi nemici;
L'ardir congiunto ad amistà divina;
La virtù che nel cielo ha sue radici.
Chi per la Croce, ov'ei non sia demente,
Meraviglia ed ossequio e amor non sente?

«E se tu vedi ciò ch'ell'è, se l'ami,
Perchè di lei vilmente arrossirai?
Perchè, se il travïato empia la chiami,
All'impudente voce arriderai?
Di lui spregia e compiangi i ghigni infami,
Nè incodardir, sotto agli obbrobrii mai:
Della Croce magnanimo seguace,
Dimostra quanta in abbracciarla hai pace.

«Dimostra che la Croce a chi davvero
Suoi pregi indaghi, scema ogni amarezza;
Dimostra col tuo oprar, non esser vero
Ch'ella guidi a torpore ed a fiacchezza;
Dimostra che alto fa l'uman pensiero,
Che a tutti i grandi e forti atti lo avvezza;
Dimostra che se ride all'ignorante,
Pur del nobil sapere è sempre amante!

«Pari ad ogni miglior vantata scuola
La Croce insegna dignità ed amore;
Ma in lei sol v'è possanza di parola
Che inforzi, e persüada, e appuri il cuore;
Unica le angosciate alme consola,
Unica abbellir puote anco il dolore:
Ogni scuola miglior tituba e illude,
Dubbii ed error la Croce sola esclude».

Tal mi sonava in cor voce gagliarda,
Or è gran tempo, e s'io non l'obbedìa,
Del mio spirto esitanza era infingarda,
E di rapidi, lieti anni malìa;
La retta via scernendo, io la bugiarda
Con secreti rimorsi ognor seguìa:
Mesto or che tanto resistessi al vero,
Miro la Croce—e in sue promesse io spero!

GLI ANGELI.

Qui facis angelos tuos spiritus.
(Ps. 103).

Con un sol cenno, è ver, l'Onnipossente
Può governar gl'innumerati mondi,
Scevro d'ausilio di creata mente;

Ma più degno è di lui ch'ami e fecondi
L'universo d'angelici Intelletti,
Di cui l'opra sue grandi opre secondi.

Ei così volle, e spirti a lui soggetti
Adempion suoi decreti in ogni loco,
Quali a premiar, quali a punire eletti.