Con te, Signor, con te stringo alleanza:
Perdonerò a' mortali, a me perdona;
Amerò tutti, perchè han tua sembianza,
Perch'io son tua fattura, amor mi dona;
Amerò tutti, ma con più esultanza
Chi fra le braccia tue più s'abbandona;
Amerò tutti, ma con più fervore
Chi più simile al tuo mi mostra il core!

Amar vogl'io, di quell'amor che avvampa
In te, e ne' tuoi più nobili viventi,
Di quell'amor che da' rei lacci scampa,
Di quell'amor che regge infra i tormenti,
Di quell'amor che all'universo è lampa
Nella chiesa infallibil de' redenti,
Di quell'amor sì pio, sì ver, sì forte,
Che abbella e vita, e gioie, e strazi, e morte!

DIO AMORE.

Domine, qui amas animas.
(Sap. 11,27.)

Amo, e sovra il cor mio palpitò il core
Del mio Diletto, ed era—ah! la tremante
Lingua osa dirlo appena—era il Signore!

Il Signor che di gloria sfavillante
Regna ne' cieli, e sua delizia è pure
Il picciol uomo in questa valle errante!

Ed attonite il mirano le pure
Intelligenze scendere ammantato
A questo erede di colpe e sciagure,

Ed il povero verme lacerato
Sanar colle sue mani, e a tutti i mondi
Ridir sua gioia, se da tale è amato.

Io lo vidi per baratri profondi
Movermi incontro, e gridar dolcemente:
«Perchè cotanto al mio desìo t'ascondi?»

E più e più appressavasi, e ridente
Più e più del suo viso era il fulgore,
E n'arsi ed arderonne eternamente.