Questa almen, questa grazia dimando
Nell'affanno che oppresso mi tiene,
Che del mio Federico alle pene
Talor possa conforto versar:
Ch'io tal volta ridir possa
A quel mesto amico mio,
Che per lui non cesso a Dio
Preci e gemiti alternar.

Ma nessuno a mia brama risponde!
Passan gli anni, e chi sa se frattanto
Quell'amato i suoi giorni di pianto
Sulla terra strascini tuttor?
Alto duol pensarlo estinto,
Alto duol pensarlo in vita!
Gronda sangue la ferita
Più profonda del mio cor.

A te volgo i miei lai, Divin Figlio,
Che, sospeso in patibolo atroce,
Una lagrima giù dalla croce
Sulla Madre lasciavi cader.
Pe' dolori tuoi mortali,
Di tua Madre pe' dolori,
Ah ti degna i nostri cuori
Nell'angoscia sostener!

Dalla croce una lagrima pure
Sull'eletto Giovanni spargevi:
Ogni dolce pietà conoscevi,
Benedetta è da te l'amistà.
Benedici ogni memoria
Che m'avvince a Federico:
Voti innalzo per l'amico,
Per me voti innalzerà!

E se avvien che il dovuto proposto
Di non mai querelarci obblïamo,
Ti sovvenga che debili siamo,
E che i forti anche ponno languir.
Ti sovvenga che tu pure
D'uman frale andasti cinto,
Che tristezza allor t'ha vinto,
Ch'eri stanco di patir.

TERESA CONFALONIERI.

Lux justorum laetificat.
(Prov. 13. 9)

No, pia, no, gentile,
Per me non sei morta!
Ti veggio, simìle
Ad angiolo sorta,
Su sposo e fratelli
E amici vegliar.
Dal ciel mi risuona
Tua dolce parola.
Che spiriti innalza,
Che petti consola:
Così già solevi
Di Dio favellar.

Se il cor mi si turba
In me rivolgendo
Che i giorni tuoi santi
S'estinser, gemendo;
Che giovin peristi
In lungo patir;
Io scerno che il pianto
Mi tergi e sorridi!
Io scerno che al cielo
Ne inviti, ne guidi!
Io t'odo che appelli
Felice il martìr!

Ell'era di quelle
Serafiche menti,
Vissute nel mondo
Sublimi, innocenti,
Amando, pregando,
Chiamando a virtù.
Doloran pei cari,
Doloran per Dio,
Lor merto arrichisce
Chi in avanti fallì
Lor vita è Calvario,
Lor norma è Gesù!