Dalla battaglia di Messer Guido Malvicino discendeva la lizza che veniva a chiudere la parte d’oste ove io era al lungo del fiume per bene la gittata d’una pietra leggera; e poi passava oltre per davanti l’oste di Monsignore il Conte Guillelmo di Fiandra, la quale oste mi era a costa a costa, e si stendea sino al fiume che discendeva in lunata per al mare. Perchè, veggendo i Saracini che la battaglia di Monsignore il Conte di Fiandra li prendeva per fianco, non osarono essi venir a ferire nella nostra. Donde io lodai Dio grandemente, perchè nè i miei Cavalieri ned io avevamo punto un arnese vestito per le ferite che avevam tocco nella battaglia del dì di Carnasciale, sicchè non c’era possibile vestir di piastra.
Monsignor Guillelmo e sua battaglia fecero in quell’ora meraviglie: perchè agramente e vigorosamente corsero su a piè ed a cavallo contro li Turchi, e fecero di gran fatti d’arme. E quando io vidi ciò, comandai ai miei ballestrieri ch’e’ tirassono a fusone sopra li Turchi che erano a cavallo nella mislèa. Perchè tantosto come si sentiron feriti essi e i cavalli loro, cominciaro a fuggire, e ad abbandonare la pedonaglia. E quando il Conte di Fiandra e le sue genti videro ch’e’ Turchi fuggivano, passarono essi per tra la lizza e corsero su i Saracini ch’erano a piè, e ne uccisono gran quantità, e guadagnarono molte di loro targhe. E là intra gli altri si provò vigorosamente Messer Gualtieri de la Horgna, il quale portava la bandiera a Monsignore il Sire d’Aspromonte.
Appresso questa battaglia era quella di Monsignore il Conte di Poitieri fratello del Re, la quale era tutta di genti a piè, e non ci avea che ’l Conte solo a cavallo, donde male ne avvenne. Perchè li Turchi disfecionla, e presero il Conte di Poitieri, e di fatto ammenavanlo; se non fussono stati li beccai e tutti gli altri uomini e femmine che vendevano le derrate e le profende nell’oste, li quali quando ebbero udito che si ammenava prigione il fratello del Re, levarono il grido e si ismossero tutti colle coltella e le manajuole, e talmente corsero in groppo su i Saracini, tuttavia urlando e sbraitando, che il Conte di Poitieri ne fu riscosso, e rincacciati li Turchi fuora a forza de l’oste.
Appresso la battaglia del Conte di Poitieri ne era una piccolina e la più fievole di tutta l’oste, donde n’era Capo e Maestro uno nomato Messer Giosserando Branzone, ed aveala menata in Egitto lo detto Conte di Poitieri. Era quella battaglia di Cavalieri a piè, e non ci avea a cavallo ch’esso Messer Giosserando e Messer Errico suo figliuolo. Quella povera battaglia disfacevano li Turchi a tutto costo; il che veggendo quel pro Messer Giosserando e il figliuolo salivano per di dietro contro li Turchi abbandonandosi a grandi colpi di spade, e sì bene li pressavano alle spalle, che li Turchi erano astretti di rivolgersi contro ad essi due, e di lasciare in tregua le genti loro. Tuttavia al lungo andare, ciò non avrebbe lor valso guari, perchè li troppi Turchi li avrebbon tutti isconfitti ed uccisi, se non fusse stato Messer Errico di Cona, ch’era nell’oste del Duca di Borgogna, saggio Cavaliere e pronto, il quale conosceva bene come la battaglia di Monsignor di Branzone fusse troppo fievole. Sicchè tutte le fiate ch’egli vedeva i Turchi correre su al detto Signor di Branzone, egli faceva trarre i ballestrieri del Re contro i Turchi, e tanto fece e tanto s’aoperò, che il Sire di Branzone iscapolò di disfatta quella giornata, sebbene perdesse de’ venti Cavalieri che si dicea ch’egli avesse, li dodici, senza l’altre sue genti d’arme. Ed egli medesimo nella perfine, di gran colpi ch’egli ebbe, morì di quella dura giornata al servizio di Dio, che bene ne lo avrà guiderdonato, come dobbiam credere fermamente. Ora quel buon Signore era mio avoncolo, e gli udii dire alla sua morte ch’elli era stato in suo tempo in trentasei battaglie e giornate di guerra, delle quali soventi fiate egli avea riportato il pregio dell’armi. E d’alcune ne ho io conoscenza, perchè una fiata, istando egli nell’oste del Conte di Macone ch’era suo cugino, se ne venne a me e a un mio fratello il giorno di un Venerdì Santo in Quaresima, e ci disse: Miei nipoti, venite aiutarmi a tutte vostre genti, ed a correr su gli Allemanni, i quali abbattono e rompono il Mostieri di Macone. Di che tantosto fummo presti sui piedi, e andammo correre contro i detti Allamanni, e a gran colpi e punte di spada li scacciammo del Mostieri, e molti ne furono o morti o naverati. E quando ciò fu fatto, il buon produomo s’agginocchiò davanti l’altare, e gridò ad alta voce a Nostro Signore pregandolo che gli piacesse avere pietà e mercè di sua anima, e che egli a una fiata morisse per lui e in suo servigio acciò che nella fine gliene donasse il suo Paradiso. E queste cose vi ho raccontate, affinchè conosciate com’io deggia avere in fede e credere tuttavia che Dio gli ottriò ciò che avete udito qui dinanzi di lui.
Dopo tutte le dette avventure il buon Re mandò cherendo tutti li suoi Baroni, Cavalieri, ed altri grandi Signori; e quando essi furo venuti davanti a lui, egli loro disse benignamente; Signori ed Amici, or voi potete vedere e conoscere chiaramente le grazie grandi che Dio nostro Creatore ci ha fatto pur non ha guari, e così per ciascun giorno, donde grandi lodi gliene siamo tenuti rendere. Per ciò che Martedì diretano, che era di Carnasciale, noi avemmo all’aiuto suo cacciati e ributtati i nostri nimici di loro alloggiamenti ed albergherie, in che noi teniamo stazio al presente. Così questo Venerdì che è passato noi ci siamo difesi a piè, gli alcuni sendone non armati, contr’essi bene armati a piè ed a cavallo e sovra i lor luoghi. E seguitando di tal maniera molte altre belle parole argomentose loro diceva e rimostrava molto dolcemente il buon Re, e ciò faceva per riconfortarli e donare tutto giorno buon coraggio e fidanza in Dio.
Capitolo XXV. Nel quale s’inframmette discorso delle varie genti d’arme del Soldano, e de’ suoi Cavalieri della Halcqua.
Ma per ciò che, in perseguendo nostra materia, egli ci conviene intralacciare alcune cose e ridurle a memoria, a fine d’intendere e sapere la maniera che ’l Soldano teneva nella fazione di sue genti d’arme, e donde esse venivano ordinariamente, così vi dirò io com’egli sia vero che il più di sua cavalleria era fatta di genti istranie che li mercatanti, andando e venendo sopra mare, vendevano, le quali genti gli Egiziani da parte il Soldano accattavano. E venivano queste d’Oriente, perchè quando uno Re d’Oriente avea disconfitto e conquiso l’altro Re, quegli che avea avuto vittoria e le sue milizie, prendevano le povere genti che poteano aver prigioniere, e le vendevano a’ mercatanti, i quali le menavano rivendere in Egitto, siccome io ho detto davanti. E di tali genti uscivano de’ figliuoli che il Soldano facea nodrire e guardare. E quando essi cominciavano a muover pelo, il Soldano lor facea apprendere a tirar de l’arco per isbattimento e solazzo, e ciascun giorno, quando elli era dilibero, li facea trarre. E quando si vedea ch’egli ne avea alcuni i quali cominciavano d’inforzarsi, toglievansi loro gli archi fievoli e puerili e se ne davano di più forti, secondo che ne mostrava balìa. E questi giovincelli portavano l’armi del Soldano, e l’uomo appellavali li Bagherizzi[71] del Soldano. E tutto incontanente che barba loro veniva, ed il Soldano li facea Cavalieri, portando tuttavia sue armi, le quali erano d’oro puro e fino, salvo che per differenza vi si mettea o sbarre di vermiglio, o rose, od uccelli, o grifoni o qualche altra pezza a loro piacere. E tali genti erano appellate le genti della Halcqua, come voi direste gli arcieri della guardia del Re, ed erano tutto giorno presso del Soldano e guardando il suo corpo. E quando esso Soldano era in guerra, costoro eran sempre alloggiati presso di lui come guardie del corpo suo.
Ed ancora più presso di lui aveva egli altre guardie, com’è a dire Portieri e Ministrieri. E sonavano que’ Ministrieri a la punta del giorno il levare del Soldano, ed a la sera la sua ritratta; e con loro stormenti di più maniere facevano tale bruìto, che coloro i quali erano colà presso non si potevano udire, non che intendere, l’un l’altro, ma ben n’udiva chiaramente il bombo tutt’uomo per mezzo l’oste. E ben sappiate che in fra ’l dì essi non sarebbono stati sì arditi d’aver sonato, se non per lo espresso congedo del Maestro della Halcqua. E quando il Soldano volea qualche cosa dallo esercito, o dare qualche comandamento a sue genti d’arme, egli diceva ciò al Maestro della Halcqua, lo quale facea tosto venire suoi Ministrieri, e questi sonavano, e di loro corni saracineschi e nacchere e tamburi ordinavano l’accolta. Perchè a questo suono assembravansi tutte le genti davanti il Soldano, ed allora il Maestro della Halcqua dicea loro il buon piacere del Signore, e queste incontanente il facevano a lor podere. E quando il Soldano era colla persona in guerra combattendo, quegli tra Cavalieri della Halcqua che meglio provavasi e facea d’arme si era fatto da lui Almirante[72] o Capitano, od avea carico e condotta di genti d’arme, secondo ciò ch’elli lo meritava. E chi più faceva, più gli donava il Soldano, e per tutto ciò ciascun d’essi isforzavansi di fare oltre il poder loro s’essi avessono potuto farlo.
La fazione e maniera di fare del Soldano era poi questa, che quando alcuno de’ suoi Cavalieri della Halcqua per sue prodezze e cavallerie avea guadagnato di bene tanto ch’elli non ne avea più soffratta, e ch’e’ si poteva leggermente passare di lui; ed egli, di paura ch’avea che colui non se gli rubellasse o l’uccidesse, sì il facea prendere e morire in sue prigioni segretamente; e poi che non se ne sapean più novelle, s’apprendea tutto il bene che aveano le sue donne e figliuoli. E questa cosa bene fu provata durante che fummo nel paese delle parti di là, perchè il Soldano fece prendere e imprigionare coloro ch’avean catturato li Conti di Monforte e di Bar per loro valenza e arditezza, poichè in odio ed invidia ch’elli ne ebbe contr’essi, e poi che li dottava forte, sì li fece morire. Ed a simigliante fece egli dei Bodendardi, i quali sono genti soggette al detto Soldano, per ciò che, appresso ch’elli ebbero disconfitto lo Re d’Erminia[73], uno giorno essi vennero per messaggi di verso il Soldano raccontargliene la novella, e lo trovarono cacciando alle bestie selvagge, e tutti discesero a piè per fargli la reverenza e donargli la salute si credendo ben fare, ed essere remunerati da lui. Ed egli loro rispose maliziosamente che mica non salutavali, e ch’essi gli avean fatto ismarrire e perder sua caccia, e di fatto lor fece crudelmente tagliare le teste.