Q ueto mi stoglio, senza dirli «_vale_»,
V olgendomi d'un rio lungo a la ripa,
E pur egli mi segue passo passo.
F iumi di latte, laghi di falerno,[189]
V alli di macaroni e lasagnette,
E cco mi veggio intorno, e poggi ed alte
R upi di cacio duro e sodo lardo,
A cque stillate de capponi grassi,
T orte, tortelli, gnocchi e tagliatelle.
— B eata vita — dissi allor mirando —
È questa, che di tante trippe abbonda!
N on mai quinci partire mi delibro. — [190]
E con questo pensier, mentre ad un fonte
D i moscatella malvasia m'abbasso,
I o tolsene, bevendo, in quella copia
C h'un bove sitibondo d'acqua sorbe.
— T rinch trinch! — con altro vaneggiar tedesco
I ncomenciai balordo a proferire.
R otavasi giá 'l mondo a gli occhi miei,
E sottosopra il mar, la terra, il cielo
G iran intorno e fannomi qual foglia
V olar al vento, e gli arbori, le ripe,
L e spiagge mi parean cotanti veltri
A i fianchi de le capre gir correndo.
S altano ad alto l'erbe e gli virgulti,
A lpe con monti e 'nsieme con poggetti
C orreno in rota e danzano leggiadri.
R apito poi con elli il mio cervello,
I n un momento scorse l'universo
S enza posarsi mai, senz'ulla tregua.
M entre cosí danzava a la moresca,[191]
O do dir: — Triperuno! — Ed ecco in mezzo
R atto mi vidi posto d'una turba.
I o contemplai non so che volti grassi
B ere sovente e poi cantar sonetti,
V otando zaine, fiaschi e gran bottazzi;
S altavan poi chi su chi giú d'intorno,
I n quella foggia che vili fasoli[192]
G irano, a spessi tomi volteggiando,
N el caldaio su fiamme ardenti posto.
A llor con quelli insieme canto in gorga[193]
T utta tremante: — Bacco evoé! —
I ncomenciando poi cosí dir versi:
FUROR
— S urgite trippivorae, Merlini cura, Camoenae:
«T rinch trinch» si canimus, quid erit? cantate, bocali!
E cce menestrarum quae copia quantaque stridet
R ostizzana super brasas squaquarare bisognat.
C urrite, gnoccorum smalzo lardoque colantum
O conchae, plenique cadi plenique tinazzi!
R umpite brodiflues per stagna lasagnica fontes,
E rrantesque novo semper de lacte ruscelli!
F estinate meam per buccam intrare, foiadae
E t vos formaio tortae filante sotilum;
D um canimus trippas, trippae sint gutture dignae
A tque altis cubitum calchetur panza fritadis!