Corona. E' viemmi detto che, tutto a un tempo che lo componeva, eragli rubato da gli impressori.
Paola. Cotesto è piú che vero; ché ove interviene stimulo di sdegno, spizziano versi senza alcun ritegno.
Corona. Potrebbe forse pentirsene, credilo a me.
Paola. Di che?
Corona. Dir tanto male.
Paola. Anzi solamente si dole che non pur Merlino, ma Limerno compose cosí precipitosamente che li stampatori non poteano supplire a l'abbondanzia e copia de' suoi versi; laonde pargli un errore grandissimo non aver servato lo precetto oraziano.[4]
Corona. Doverebbe via piú tosto il meschino piangere e crucciarsi aver consumato il tempo circa tanta liggerezza.
Paola. Non dir liggerezza, figlia, ché non per cosa liggera simulossi giá Ulisse devenuto essere pazzo.
Corona. Troppo son certa io de la lui malizia, il quale fingesi «pitocco» e furfante per dar bastonate da cieco.
Paola. Tu non sai la cagione.