—Mio padre ne avrà dispiacere.

—Disponi tu, Paolina; sai che non c'entro.

—Come! voglio sentire la tua opinione.

—Ah! fece il marito ridendo. L'opinione di un avvocato, si paga.
Sentenzio?

—Aspetta! Prima di manifestare la tua opinione, lascia ch'io ti dica il perchè la visita di Cecilia mi fa prevedere cose poco gradevoli. Un ospite qualunque è un testimonio importuno per noi che viviamo così bene soli; Cecilia poi è più d'ogni altro capace di mettermi sottosopra. Lo sai!… amiche provammo di esserlo, ma non ci riuscimmo, tanto è la differenza che passa fra noi due di educazione, di abitudini, di simpatie… non mi so spiegare, ma sento che non le voglio bene.

—E domandi la mia opinione? diamine, vorresti che io ti raccomandassi una persona che ti è antipatica; ma questo è impossibile. Non pensare a tuo padre, sei libera di rifiutare una proposta che ti dispiace. E sopratutto non essere così triste, Paolina, per carità!…

—Egli è, Zaeli, che mi sento in un imbarazzo grande, fece Paolina in realtà combattuta da opposti sentimenti. Ho del cuore anch'io, e se rifletto alla situazione della Rigotti, Dio mio! comprendo il dovere di aiutarla e son per dire:—conducetela qui per un paio di settimane,—ma capisci? temo di compromettere la mia pace.

—Che diavolo può essere codesta signora Cecilia! esclamò l'avvocato; hai paura che ci venga a mangiare?

—Oh sì, giusto! rispose Paolina, chinando la testa su la spalla di suo marito. Tu prendi occasione di scherzare sopra un argomento che mi dà angustia. Era meglio non parlarmene affatto, e per compiacere mio padre condurla tosto… e finirla.

—Ebbene, la conduco domani; disse Zaeli fingendosi risoluto.