—Dirò a Zaeli che Cecilia Rigotti mi toglie la pace, mormorò indignata. Donne simili non ne conobbi mai! e se nella mia vita avrò ad incontrarne, io lo sento… io morrò di gelosia. Zaeli è onesto… dubito forse di lui?… no! mi rivolta l'impertinenza di Cecilia, è lei che odio…

Aspettava intanto di veder aprir l'uscio e cercava di comporre il volto alla quiete.

—Zaeli che fa? dovrebbe esser qui!

Si alzò da sedere.

—Ma è la serva che non ha udito il campanello… vado io. No, no, è qui… ebbene? che fa Zaeli?…

In verità nessuno compariva. Aspettò mezzo minuto e poi si precipitò all'uscio, traversò due stanze, aperse la porta di casa.

Povera Paolina! L'avvocato Zaeli col cappello in mano in atto cortese parlava colla signorina Rigotti, che appoggiata al parapetto della scala, quattro o cinque gradini più alto, salutò con molta disinvoltura l'amica, continuando il discorso:—Il suo micino scappava tutti i giorni dalla finestra del corridoio per andarsene a passeggiare a pian terreno; essa ne soffriva perchè un micino bianco bianco, senza un pelo nero, era raro, nè volerlo smarrire; ringraziava il signor avvocato che col bastone leggiero leggiero, lo aveva ricondotto all'ovile…

Difatti, un tesoro di gattino trottava verso la sua padrona, e l'avvocato con la punta del bastoncino lo toccava carezzevolmente alla coda perchè risalisse più lesto.

Paolina Grim***, smorta da far pietà, abbracciò con occhio smarrito quella scena domestica che si tingeva ai suoi occhi di artificio e di pericolo sommo.

L'avvocato si appressò tosto all'uscio di casa Grim*** lontano le mille miglia dall'idea di aver commesso una mancanza; e solo cinque minuti dopo essersi seduto a fianco della sua innamorata, avvertì in lei un'ombra di malinconia che le velava lo splendido occhio azzurro.