—Falsa idea; disse il maestro abbassando io sguardo. Se lasciassi due righe per la signora Cecilia?
Tonino non disse nè sì nè no, ma si divertiva col signor Polli.
—Senta! proseguì questi ponendo la mano nella tasca del suo abito grossolano. Ho da quindici giorni preparata una lettera che non inviai, persuaso essere assai più conveniente parlare che scrivere. Ma giacchè gl'indugi sembrano volersi frapporre a certa conclusione che mi son prefisso, risolvo di dare a lei questa lettera che trasmetterà alla signora Rigotti.
—Non più tardi di questa sera.
—Bravo! le son tanto obbligato.
La determinazione doveva essere costata uno slancio di sentimento fuori del comune, poichè su la fronte del maestro Polli stillavano goccie di sudore. Consegnò la lettera e voltò bruscamente verso la scala, quasi volesse nascondere la confusione dell'animo, l'alterazione improvvisa del volto.
Tonino Grim***, richiuso l'uscio, riprese posto vicino alla finestra, recitando briosamente:
Oh viole gialle…
La sposa ha sessant'anni sulle spalle!
Fior senza nome…
La sposa ha della cipria su le chiome!
—Cara, cara signora Rigotti! vociferava gestendo; ti avrò ai miei comandi! farai la calzetta, ed io troncherò il filo; cucirai le mutande del babbo, ed io ti ruberò gli occhiali; farai la crema, ed io l'anderò a mangiare in dispensa… evviva la mamma Rigotti! brrr… e il signor Rigotti? non verrà mica a far capolino fra le foglie del fico?…
Appena vide giungere a casa la vedova Rigotti, la chiamò dalla finestra, e le narrò della visita del maestro Polli.