—Dico la verità. Cecilia Rigotti è diventata smorta e poi rossa nel leggere la lettera dei maestro Polli; un ometto piacente in fede mia. Capisci? diamine! doveva accadere. La Rigotti lascia l'idea del convento per quella del pollaio… ah, ah, ah!… e la dote che ha raccolta per farsi monaca la spende in tanti abiti da promessa sposa.—Bene? andiamo dunque a mangiare.

Paolina restò di sasso. Le ore passavano quasi per incanto, assorta com'era in pensieri confusi. Non contemplò più nella sua fantasia Cecilia Rigotti nella santa, pericolosa poesia dell'abito monacale, ma parvele di vederla nella veste di sposar carica di ornamenti acquistati con le quattrocento lire di suo marito.

Tonino si occupò poco di lei; andò a divertirsi con l'ortolano che raccoglieva gli erbaggi e le frutta.

Quando l'avvocato Zaeli fu di ritorno dalla città, Paolina lo attendeva in camera, assisa nella grande seggiola a bracciuoli, il cassetto dello scrittoio ai suoi piedi voltato di sotto in su, gli oggetti sparsi ignominiosamente in terra.

* * *

L'avvocato aprì l'uscio della sua camera, fece due passi e richiuse.

Sua moglie non parve avvertirne l'arrivo tanto si mantenne immobile nella sua posa semi-tragica.

Lo sguardo di Zaeli si posò prima sul cassetto scassinato, poi andò lento, espressivo, illuminato da una fredda dolcezza sopra Paolina il cui cuore batteva da spezzarsi.

—I ladri hanno fatto scempio delle mie robe; disse il giovane deponendo il cappello e il bastone.—Ma furono corbellati, aggiunse ridendo.

—Sì; disse Paolina sorgendo ad un tratto. Il denaro non c'era più.