Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia, s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro, che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e disposizioni, esaminate da una vecchia nominata Cadum, che vuol dire maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere che in quelli appartamenti di donne si vive come si fa ne' monasterii di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte, sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi, pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni, le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii, dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoi sanduchi, che sono forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami di bulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione, perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di loro.

Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella che più gli piace ed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de' suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco. Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa sentire alcun disgusto.

Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le altre che gli danno nell'umore, continuando più con l'una che con le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un maschio, con grandissime feste viene confermata.

Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano, non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane, per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e poste a parte, con assegnamento di stanze, con servitù, e ricevono assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le altre sontuosissime.

Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e così di mano in mano cammina la successione con il titolo.

La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza il Chibin, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco, che alla presenza del loro Muftì, che è come il Pontefice, dà l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi, perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio: ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti, e particolarmente viene riverita e servita dalla guardia che tiene alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte, come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come mai da altri praticate che dal Re solo.

Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che piace al Re di maritarle; nel qual caso escono dal detto Serraglio con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua, di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio.

Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno, intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a star meglio fuori di quello facevano dentro; e se il Bassà marito non avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote, che si dice chibino, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua.

Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale gioiellato, in segno del predominio, e chiamano li loro mariti schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re, che sarìa con la rovina e morte loro.

Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio, reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice, ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè nel Serraglio sono sempre avvantaggiate dalle Sultane di molte cose che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno, avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini per le mani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari, li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritate in persone grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si tiene conto alcuno.