La Chiesa è stata sempre il puntello dei troni; essa ha benedetto la guerra e sanzionato ogni sorta di ingiustizie sociali. Eppoi non poteva tollerare la taccia di vile.

La Messa ha incominciato.

Il venerando veglio è salito all'altare e lo avvolge in profumi che escono dal ricolmo incensiere.

Chi ha da colpire? Dove ha da lanciare la bomba? Nel presbitero? Ha da colpire il vescovo, i canonici, oppure la ha da lanciare in mezzo alla folla che ora?

Il vescovo è ritornato al suo trono.

Gloria in excelsis Deo!

Già! Dio! Dio! Non si pensa che al nume trascendentale e crudele, che risiede in cielo e non si cura nè si è mai curato dei propri figli, chiede da loro gloria e non dà loro in cambio nulla.

Il coro canta giulivo: Gloria, gloria in excelsis Deo!

Sono voci di fanciulli che scendono dall'alto della cantoria nella chiesa, accompagnate dal suono grave dell'organo e da alcuni violini, sapientemente toccati.

Le voci erano così dolci, così soavi, così carezzevoli. Sembrava udire il canto degli angeli nella notte di Natale.