Ramsette urla pur lui, bestemmia, grida, aizza i compagni: Se la nave resiste alla procella, mettete fine alla vostra esistenza. Il mare vi attende; stende a voi ancora le braccia. Gettatevi tra quelle!

Nessuno rispondeva alle sue parole. Erano schiavi, ma pure amavano la vita e rifuggivano istintivamente dalla morte. La vita rappresentava sempre una grande speranza, la speranza della libertà, la morte invece? No, no! Non morire! Vivere sempre, sempre; anche tra le catene! Vivere, magari sorretti soltanto dalla speranza della vendetta…….

Ed egli, al vedere che nessuno lo abbadava, dava in smanie maggiori.

Un vecchio schiavo lo avvicinò; un povero vecchio, ricurvo sotto il peso degli anni. Veniva mandato a Roma per morire nel circo, perchè egli, un rettore ben noto a Cartagine per la sua eloquenza e sapienza, era stato scoperto consenziente agli incendiari di Roma.

Il vecchio disse allo schiavo.

—Ti calma fratello! Pazienza!

—Mai! Sono principe! La pazienza è la virtù dello schiavo.

—Di un animo nobile. Egli, abbandonò, per nostro amore, il suo trono, e non solo volle spontaneamente, da nessuno costretto e soltanto per eccesso di amore, diventare schiavo, ma volle morire financo la morte degli schiavi.

—Un pazzo, urlò Ramsette.

—Dio. Il figlio di Dio!