La festa era stata degna di lui. Quale profusione dei cibi più rari; quanto lusso; e quei regali! Egli aveva donato ad ogni ospite la tavola di argento incrostata di verde malachite, la sedia di argento, il vasellame d'oro, gli schiavi che lo avevano servito, il fanciullo che gli aveva versato il vino nella coppa ed una bella schiava di Oriente, dalla pelle candida come l'alabastro e dalle leggere tinte rosee nelle guancie di velluto. Egli stesso aveva scelto quelle bellissime schiave tra le molte, che possedeva e la sua scelta era stata felice, perchè egli s'intendeva di bellezza femminile. Ne era il più profondo conoscitore.
Eppoi…. eppoi…. Ricordava i cibi rari, la musica, i canti…. tutti avevano applaudito ai celebri cantanti, che egli aveva fatto venire dalla Grecia lontana. Avevano applaudito, perchè non avevano udito lui, il sommo Apollo.
Lo avevano supplicato di cantare. Ed egli, finalmente, si era arreso ed aveva cantato, destando, più che entusiasmo, vero delirio. Quali applausi! Degni di lui, del vero Apollo. Lo avevano incoronato cantore massimo; lo avevano adorato come una rivelazione celeste; eppoi l'orgia era continuata. Le più belle fanciulle si erano gettate tra le sue braccia. E Poppea Sabina……… Già… Con Tigellino!
Un sorriso di scherno sfiorò le sue labbra. Con Tigellino! Godesse pure! Egli, l'immortale, fingeva di non vedere, di ignorare. Ma sarebbe venuto il suo giorno! Era venuto per Messalina, sua madre: sarebbe venuto anche per loro. Giove Nerone risparmiava i suoi fulmini; ma guai quando li lanciava! Guai a colui che ne veniva colpito!
Quelle fanciulle, che si erano gettate, pazze di amore, al suo petto! Quanto lo amavano! Era impossibile vederlo e non amarlo, e non gettarsi fra le sue braccia, implorando un amplesso come la maggiore tra le grazie, il più desiderato tra i doni; era impossibile vederlo, e non adorarlo.
Ma egli sentiva una nausea di questi facili amori, che gli venivano offerti, imposti, che non gli costavano nessuna lotta; e le schiere dei nobili, dei patrizi, dei senatori, che strisciavano avanti a lui e l'omaggiavano, gli facevano schifo. Ricordò il detto di Caligola, il divino, che l'aveva preceduto: O, se tutto il popolo romano, avesse una sola testa! Qual voluttà, poterla spiccare dal busto!
Ma poi ricordò. Una volta….. Non la poteva dimenticare quella fanciulla. Non era più bella delle altre, tutt'altro, ma era la prima che non gli si fosse offerta, che non avesse mendicato amore. Gli era venuto un vivo desiderio di possederla, una vera frenesia. Se l'era fatta portare nel palazzo ed aveva voluto farla sua.
Era la prima volta che aveva lottato; che aveva dovuto ricorrere a certe arti di seduzione, che non aveva usato fino allora mai; che aveva cercato di piacerle, di conquistarne il cuore. Lui, Nerone, il divino Apollo, si era abbassato a lei, aveva supplicato affetto, aveva mendicato amore. E lei aveva resistito; non si era arresa; aveva fatto la sorda alle sue promesse, alle sue minacce; aveva osato resistere financo alla violenza. Una cristiana…. un'incendiaria di Roma; perchè i cristiani avevano incendiato l'eterna città…..
In un momento di collera l'aveva condannata a morte; l'aveva fatta uccidere sotto i propri occhi, onde punirla per la sua ritrosia; ne aveva voluto veder scorrere il sangue. Ma quando l'aveva vista morta era montato su tutte le furie; aveva voluto richiamarla in vita; aveva maledetto a se stesso, alla propria potenza, alla propria autorità, perchè l'aveva fatta morire! Perchè era Cesare, era Augusto, era Apollo, era dio, eppure non poteva richiamarla in vita quella bella?
Inveì allora contro chi gli aveva suggerito quella condanna, contro chi non l'aveva impedita, contro il carnefice che aveva ubbidito ai suoi comandi; fece rotolare teste, fece crocifiggere, volle vedere sangue, molto sangue; girò, cieco dall'ira, per le sale della casa d'oro, scannò, ferì, comandò che tutti i cristiani venissero scannati l'indomani senza misericordia, e si gettò a capofitto in braccio alla voluttà; cercò di dimenticare, tra altre braccia, quelle della pudica cristiana; con altri baci, i baci che essa gli aveva rifiutato. Ma tuttora, che ci pensava, sentiva un desiderio infinito di lei, la sola degna di appartenere a lui. Ed egli l'aveva uccisa.