Dopo questa breve esposizione dello stato nostro, mi rimane solamente a dirvi che non permettendomi ancora le mie forze di riprendere tutte le cure del governo io continuerò per ora ad affidarle al mio amato figliuolo ed erede Duca di Calabria nella qualità di mio Vicario generale. Io sono stato compiaciuto del modo onde egli ha corrisposto alla mia ed alla vostra fiducia.
L'esperienza servirà a renderlo piú maturo nel governo ed a voi piú caro. Io avrò verso la Nazione il merito di avere, non solamente formato il suo cuore, ma di avergli altresí additati i mezzi di rendervi felici.
Signori deputati, niun momento nella storia della monarchia è stato piú importante di questo. L'Europa tutta ha gli occhi sopra di noi. L'Onnipotente che regge il destino di tutti i popoli ci ha messi nella posizione di acquistare con la moderazione e con la saviezza la stima di tutte le nazioni.
È nelle nostre mani di consolidare le nostre istituzioni ed il renderle stabili, durevoli e tali che producano la nostra prosperità.
Quanto a me, non farò che secondare il voto dei miei popoli, e sarò unito ad essi con quella medesima fiducia che hanno a me dimostrata. Io desidero di portare con me nella tomba la vostra riconoscenza, e meritare il solo elogio di aver sempre voluto la vostra felicità.
Dopo le parole del Re, il Duca di Calabria baciò ripetutamente la mano al padre ed aggiunse — dicono i contemporanei — abbastanza commosso:
Nell'atto che ringrazio a Voi, mio amato Padre e Sovrano, della bontà con la quale vi siete degnato di esprimervi benignamente a mio riguardo, vi assicuro che tutti i miei sforzi, sinché avrò vita, saranno diretti al vostro servizio al vantaggio della Nazione.
Il presidente Galdi riprese la parola per ringraziare il Re, ed infine il tenente generale Pepe fece la solenne rinunzia del comando in capo dell'esercito nazionale cui re Ferdinando rispose accettando[45].
Terminata la cerimonia, il Re col suo corteggio pomposo uscí di Chiesa per tornare al palazzo. Ma il cielo che nel mattino era sereno si fe' scuro e quando il Re giunse s'addensarono le nubi e piovve. I superstiziosi temettero, e ricordarono il fatto quando la Costituzione fu abolita nell'anno seguente[46].
La sera vi fu uno spettacolo gratis in tutti i teatri della capitale, gran pranzo di gala a corte, ed al massimo San Carlo si recò il principe ereditario con la moglie ed il principe di Salerno. Quella sera il duca di Calabria indossava la divisa di colonnello di fanteria della milizia nazionale ed il principe di Salerno quella degli usseri della guardia di sicurezza interna.