Ecco senz'altro il suo stato di servizio:
— Cadetto, nello stesso reggimento 1796; primo tenente nel reggimento di cavalleria Principe Leopoldo ai 27 dicembre 1798; primo tenente reintegrato nella cavalleria urbana ai 6 aprile 1801 (campagna di Roma), capitano nel secondo leggiero 30 giugno 1806, nei veliti a piedi 12 dicembre 1808; nei veliti a cavallo 19 maggio 1809. Capo-squadrone nel terzo cavalleggieri 22 febbraio 1812; tenente colonnello in Re cavalleria agli 8 d'ottobre 1816; colonnello nel secondo dragoni 14 d'ottobre 1820. Fu sospeso al 1º agosto dell'anno seguente.
Fu colonnello della guardia nazionale al 6 maggio 1848; maggior generale al 1860, promosso tenente generale e collocato a riposo al 1º novembre 1861.
Vittorio Emmanuele II lo insigní della commenda dei Ss. Maurizio e Lazzaro.
Morí in Avellino al 1º d'ottobre del 1866, novantenne.
Ceraldi Pasquale[63] — Successore del Claresi nella rettorica del collegio cosentino nel novembre 1813 era rampollo di famiglia nobile di Fuscaldo. Abbracciata la carriera ecclesiastica, nel seminario di Napoli approfondí ed estese i suoi studi. Poscia attese sotto il Cavallari alla scienza legale e gli venne conferita la laurea dottorale. Montagna Francone vescovo di Cosenza, richiamandolo dalla capitale, nominollo professore di filosofia nel seminario. Per insinuazione del Lombardi e del cav. Michele Bombini segretario perpetuo dell'Accademia cosentina e per le autorevoli preghiere dell'intendente Flach, fu fatto rettore dell'Ateneo di Cosenza.
Nel 1820 fu eletto fra i deputati.
Catalano Vincenzo[64]. — Nacque il 26 gennaio del 1769 a Fiumara in provincia di Reggio-Calabria da Antonio e Maria Cutellé. S'ebbe a maestri in Napoli Longano e Conforti. Esiliato pei fatti del '99, ebbe cattedra di diritto a Marsiglia e di lingua italiana in quel liceo. Tornato nel regno tu promosso giudice d'appello in Lanciano ed alla restaurazione del 1815 presidente di G. C. Criminale. Ma l'ingegno versato piú nel diritto civile gli fece chiedere ed ottenere di far parte della G. C. Civile degli Abruzzi.
Fu poi procuratore generale a Catania e nel 1820 consigliere di Corte suprema a Catanzaro. Nel ventuno rinunziò a tutto e volle dedicarsi esclusivamente all'avvocheria.
Come giureconsulto dettò eruditissime memorie Sulle quistioni transitorie per la legittima dovuta ai figli sulle donazioni pie delle nuove LL.: quando la successione si fosse aperta sotto l'impero delle novelle.