La Signoria e il giudice prima di lei si son dati per vinti; ma non senza sospetto che quelli ufficiali, quei notai, deputati all'odioso ministero, non si fossero lasciati vincere dal fuoco di qualche bell'occhio, dalle carezze di qualche voce lusingatrice. Ahimè nelle coperte della Prammatica di quel tempo, leggiamo la confessione, lo sfogo d'un cuore innamorato, prezioso documento umano fra le pedanterie curialesche degli Statuti. Udite:
Li dulci canti e le brigate oneste
Gli uccelli, i cani e l'andar sollazzando,
Le vaghe donne, i templi e le gran feste
Che per amore solea ir cercando.
Ora fuoco mi sono, oimè moleste,
Quantunque vengo con meco pensando
Che tu dimori di qui or(a) lontana
Dolce mio bene e speme mia sovrana!
Le donne avean trovato alleati nella famiglia del Giudice di ragione: la loro causa era vinta!