DI

GUIDO MAZZONI.

Signore e signori,

Presentarmi a voi, che avete fama meritata di giudici eletti, a voi che pur ne' giorni scorsi udiste Adolfo Bartoli e udirete dopo me altri che io reputo maestri miei, per discorrere del Poliziano e dell'Umanesimo, argomento grave e forse nell'ampiezza sua meno adatto alle strette d'una lettura, sembra audace a me stesso: ma non si conveniva a me fiorentino negar l'opera mia in una impresa di cui Firenze si compiace, come è questa delle pubbliche letture; dirò più schietto, non mi diè l'animo di rifiutare l'onore che mi si fece invitandomi qui. Di che a ottenere più agevole indulgenza, tacerò ogni altro preambolo. Ma prima consentite ch'io vi preghi a unirvi meco in un desiderio di tutti gli studiosi. Isidoro Del Lungo ha da mantenere certa sua promessa: ha da darci quella vita del Poliziano della quale pubblicò saggi per dottrina e per critica eccellenti; promessa giovanile, cui stima sottrarsi affermandola invecchiata con lui; promessa di galantuomo e valente, che vuole essere mantenuta, voi gli rispondete con me. A un libro del Del Lungo non si rinuncia così per fretta; e troppo, nel tornare per voi sul Poliziano, troppo ho risentito quel che importi averne o no la guida sicura.

I.

Dolci gli studii un tempo già m'erano: ahimè che m'incute,

la Povertà, co' suoi luridi cenci, orrore!

Onde, poi che 'l poeta non è che ludibrio del volgo,

stimo più savio cedere a' tempi anch'io.

Questo lamento, che suona troppo più efficace ne' distici latini dell'originale, questo sospiro di Angelo Ambrogini (sarà tra breve il Poliziano) alla quiete e agli agi di una vita, quale egli desiderava la sua, tutta spesa sui libri degli antichi e nell'esercizio dell'arte, è schietto documento dello stato e dell'animo di lui quindicenne. Cinque anni prima, gli avevano ammazzato il padre, per ciechi odii, ferocemente; il padre, messer Benedetto, uomo di legge, onorato d'alti offici nella patria Montepulciano, poi giudice a Pisa, cui non era valso chiedere protezione a Piero di Cosimo de' Medici, che “per l'amore de' suoi piccoli cinque figliuolini, lo sicurasse in modo che potesse starsene sicuro a casa sua senza portar arme, che non era suo mestiere„; nel maggio del 1464, tentando egli invano ripararsene con le mani inermi, l'avean morto più colpi di coltello e di partigiana. Vendetta, come allora si usava, ne era stata presa, due anni dopo, da un nipote che, sangue per sangue, uccise gli uccisori: ma la vedova si era rimasta con que' cinque figliuolini, e avea dovuto mandare il maggiore di essi, Angelo, a Firenze, da un cugino del marito, perchè si cercasse migliori fortune.