Altri osservò: se il poema rimase a mezzo, fu, anzi che un danno, un vantaggio alla fama dell'autore: andando innanzi, egli avrebbe dovuto descrivere vesti, cavalli, armeggiamenti; e già nel secondo libro la poesia scade; in più libri, il tedio sarebbe cresciuto; quel panegirico sarebbe stato letto da' soli eruditi. Io non mi lascio consolare così facilmente. Ammettiamo pure che le Stanze avessero a crescere, pel compimento del secondo e per l'aggiunta d'un terzo libro, che è quanto di più si possa immaginare, di un'altra metà: il disegno generale non si sarebbe sottratto, certo, da giuste censure; ma non gli si muovono a ogni modo, giudicandone dal frammento? e gli episodii ci avrebbero date bellezze, se non maggiori, pari a quelle che nel frammento ammiriamo.

Non le rammenterò. Le lodi della vita rustica, la caccia, la Simonetta, il regno di Venere, gl'intagli della porta nella reggia di lei, l'albergo del Sonno, sono, a tratti almeno, in tutte le antologie, sono, a tratti almeno, in tutte le memorie. La giostra non è più che un pretesto: sembra che il Poliziano prometta di guidarvi a goderne lo spettacolo, soltanto per aver modo di farvi ammirare, così senza parere, d'una in un'altra galleria, la sua meravigliosa raccolta di quadri e di statue. Sono i tempi de' bronzi di Lorenzo Ghiberti, delle terre cotte di Luca della Robbia, dei marmi di Donatello, degli affreschi di Filippino Lippi, delle tele di Sandro Botticelli; e l'arte di tutti costoro si riflette nello specchio finissimo di quelle ottave, che suonano e creano, secondo il precetto, da molti franteso, del Foscolo, il quale più d'una somiglianza ebbe col Poliziano negl'intendimenti e ne' modi dell'arte: suonano, cioè, varie, fluide, eleganti; creano immagini adatte alla plastica e ai colori. Dopo Dante, nessuno aveva posta nel verso tanta efficacia di rappresentazione: nessuno ancora aveva saputo nell'ottava rima alternare, con tanta accortezza di pause e di accenti, di piani e di sdruccioli, il forte col tenue, il dolce con l'aspro. Il primato della lingua letteraria, come da Leon Battista Alberti, sebbene con importanza minore d'assai, per la prosa, così dal Poliziano era riconfermato alla Toscana per la poesia: dopo le Stanze per la giostra, l'Orlando innamorato doveva di necessità essere offuscato dalla fama del prosecutore che chiese alle labbra di una fiorentina la grazia dei baci e le grazie del nostro volgare; e doveva per ciò di necessità piegarsi, per rivaleggiare col Furioso, al rifacimento toscano di Francesco Berni.

La notte che le cose ci nasconde

tornava ombrata di stellato ammanto:

e l'usignuol sotto le amate fronde

cantando ripetea l'antico pianto;

ma solo a' suoi lamenti eco risponde,

ch'ogn'altro augel quetato avea già il canto:

dalla cimmeria valle uscian le torme

de' sogni negri con diverse forme.