Ch'io ti terrò su l'uno e l'altro muscolo.
Summonzio. — Quinci si vede ben senz'altro ostacolo
Filli, quest'alto pino io ti sacrifico,
Qui, Diana ti lascia l'arco e l'jacolo.
— Questo è l'altar che in tua memoria edifico,
— Quest'è il tempio honorato e questo è il tumulo
In ch'io piangendo il tuo bel nome amplifico.
Certo, questi pastori hanno avuto sempre dieci in latino, e sono stati tutti all'Università.... Paragonate questi dotti vestiti da pastori, agli schietti e veri e vivi contadini di Lorenzo de' Medici!
Sarebbe però ingiusto il negare al Sannazzaro la facoltà che ha, in qualche scena silvestre o rusticana, di darci una serie di graduali impressioni che han del poetico — il senso della composizione, della euritmia, della Symetria prisca. Peccato che egli si compiaccia e si pavoneggi quasi sempre nella imitazione formale, in una specie di trascrizione dai Latini, quasi a sfoggio di saccenteria.
Un valente critico, anche troppo benevolo al Sannazzaro, scrisse che l'Arcadia fu come un sogno per l'autore, e diventa un sogno per il lettore — che i personaggi son quasi tutti fantasmi piuttosto che veri caratteri. Il Sannazzaro viveva nel più luminoso paesaggio d'Italia; aveva sotto gli occhi il golfo di Napoli, Posilipo, Amalfi, Sorrento; e non sa che intravedere uomini e cose, come fantasmi in un sogno! Aggiungete che i personaggi d'Arcadia, questi fantasmi che non sappiamo distinguere, e che non ci interessano, nè ci commovono mai, nè per le loro avventure, nè coi loro lamenti, erano, sotto nomi pastorali, personaggi veri e viventi, amici e parenti del Sannazzaro, che egli ha paralizzato con le sue frasi latine, e mummificato coi suoi periodi boccaccevoli. La poesia che in Dante e nei veri poeti mette la vita anche dov'era la morte — nel Sannazzaro mette invece la morte dov'era la vita; perchè l'arte vivifica, e l'artificio dissecca. Sì, pare incredibile, ma è vero e provato. La insipida pastora Massilia è la Masina, madre del Sannazzaro, da lui tanta amata — Amaranta, è la sua diletta Carmosina — Melisco è il Pontano — Fronimo è Gian Francesco Caracciolo — persone vive e vere, che egli vedeva tutti i giorni, e che egli ha seppellite per sempre nel classico e freddo sepolcro dell'Arcadia.