Cui nè primo fu, simil, nè secondo.
Per trovargli un compagno, bisogna uscire d'Italia — e non ne troviamo che uno: Guglielmo Shakespeare.
E come impallidisce anche tutta questa Lirica del Quattrocento, paragonata a certi accenti lirici della Vita Nuova e del Purgatorio, non solo come sentimento e immagini, ma anche come pura forma poetica! Dante resta incomparabilmente primo anche come artefice di versi nel tecnicismo del ritmo, come stilista. Ha certe audaci e felici inversioni, certi effetti di colore e di suono, da fare impallidire i più consumati maestri della parola poetica, da Goethe a Victor Ugo, dal Foscolo a Tennyson, dallo Shelley al Carducci.
Perchè notate, o Signori, che nei poeti del Quattrocento, accanto a versi bellissimi, a strofe perfette, trovate versi deboli o manierati, l'epiteto ozioso e insignificante, la zeppa: un lavoro di mosaico e di tarsia, dove manca la pastosità del cemento, il magistero dell'artista sommo che sa dir tutto, e tutto bene, e sempre bene.
Ah! se insieme ai tanti, ai troppi, commenti filologici, filosofici, teologici, storici, archeologici, che abbiamo della Divina Commedia, ne avessimo uno estetico; si vedrebbe come i caratteri essenziali dell'arte moderna, il naturalismo, la malinconia, la passione, son caratteri essenziali della poesia Dantesca — e come Dante, nonostante la sua scolastica e la sua teologia, è il più moderno di tutti i poeti italiani. E si deplorerebbe che i poeti che gli succedettero, invece di svolgere quel che era in germe nel Divino Poema, si ostinassero nella sistematica riproduzione delle forme grecolatine. In Dante era l'ode, l'eloquenza, la satira politica, sopratutto il dramma. Non vi si badò. Si preferì di copiare Ovidio e Terenzio, il Decamerone e il Petrarca — e si ebbero due secoli di Canzonieri noiosi, di laide Novelle, e di Commedie copiate. E tutta questa roba si chiama anche oggi letteratura classica e se ne infarciscono le Storie letterarie e le Antologie per le scuole: certe storie letterarie, certi Manuali, dove si parla a lungo del Segneri e non è neppur rammentato il Savonarola — dove si parla diffusamente e si danno estratti della Tancia, e non è neppur ricordato Carlo Goldoni; perchè il Savonarola e il Goldoni scrivono in cattiva lingua.... Tanto è vero che da noi, per troppo amor della lingua, si perde spesso il cervello.
Ho detto che anche come artefice di verso, Dante è superiore a tutti i poeti del Rinascimento, non escluso il Petrarca.
Mi basti ripresentare alla vostra memoria e alla vostra ammirazione i versi descriventi la fiamma che parla, il gemito di una testa recisa, le piante animate e sanguinanti, le trasformazioni di uomo in serpente, l'uccello mattutino, le pecorelle che escon dal chiuso, l'anima che si dilegua cantando, i versi sull'ora del tramonto, quelli sull'alba di maggio....
E le note di suprema malinconia, i versi patetici, com'egli solo sa fare?
Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
E riposato della lunga via....