Correte i romanzi del medio evo, le tradizioni degli irlandesi e germani, e troverete popolate le selve, i castelli di fate, di spiriti aerei. Le fate sono forse immaginate sulla tradizione delle antiche druidesse, ma con maggior potere; al par di loro penetravano i segreti della natura, come i maghi comandavano a tutte le forze dell'universo, ma avevano maggior privilegio di tutti, erano immortali.
Le fate abitano nei boschi, sulla riva dei fiumi, nelle grandi caverne, si fabbricano palazzi e castelli incantati di smeraldo, di zaffiri. Possenti sempre, vezzose, aveano solo a corruccio in alcuni giorni della settimana l'esser tramutate in animali, più spesso in biscie, e patire tutti i danni della loro nuova natura, meno la morte.
Le fate erano di diverse indoli; alcune benefiche, altre malefiche; di diverso grado e potenza: le comandava una regina chiamata Titania, moglie del re Oberone; essa ogni anno le congregava tutte in un bosco, e dava loro premj o castighi, siccome avevano usato in bene o in male del loro potere. Numerose fate erano in Frisa al tempo di Loiario, in Isvezia, come narrano Kempen e Olan Magno; fate in tutta la Scozia, in Alemagna, ove si chiamavano anche donne bianche.
Giova però avvertire che appunto in questi paesi spesso si scambiarono co' palazzi delle fate le grotte di stalattiti; e quelle piramidi di marmo bianco che si formano fra la pioggia delle acque filtrate, furono tramutate in questi spiriti aerei immortali.
Le fate sono numerose, nè qui accade ricordare tutte le loro avventure, perchè ne avrebbero gelosìa le streghe, e potrebbero sturbare la fortuna di questo libro. Antica è la fata Manto che fondò la patria di Virgilio. Alle lettrici che a Walter Scott e Balzac degnano associare la lettura dell'Ariosto e del Tasso, non saranno sconosciute le fate, e sapranno le venture buone e malvagie d'Armida e di Melissa, d'Alcina e di Morgana. Per ora mi spaccio narrandovi i casi di Melusina, i quali rileveranno forse il modo onde si creavano questi fantasmi.
III. Melusina.
S'ode sulla torre del castello un grido, un canto: tremano tutti — fra tre dì sarà certa sventura: è il presagio funesto della fata Melusina. — Costei fu condannata dalla madre pel poco rispetto che ebbe con Elinas suo padre re d'Albania ad essere metà serpente tutti i sabbati, e fata per tutta la vita, se non trovasse un cavaliere che se la sposasse, e non vedesse la sua forma di rettile. La fata accorta, un dì che era donna e bella, colse Raimondino in un bosco, lo accese di amore e fu suo marito, e lo addusse nel castello di Lusignano che fabbricò per esservi beata.
Ivi splendeva di potere e di gloria ed ebbe varj figli, che però tutti recarono dalla natura il segno della materna disgrazia. Uriam aveva un occhio rosso e l'altro celeste, e le orecchie larghe come un vaglio; il secondo Odone, bello della persona, con un orecchio più grande dell'altro; Guion, bello, ma con un occhio più alto dell'altro: molestava Antonio il più avvenente garzone che si vedesse mai, lo sconcio d'una zampa di leone sulla guancia, dono che recò dall'alvo materno; bello Regnaul, ma con un occhio solo, col quale vedeva però sì bene, che distingueva alla distanza di ventuna leghe; il sesto nacque con un gran dente che gli usciva dalla bocca più d'un pollice, per cui fu detto Geoffroi dal gran dente. Raimond all'avvenenza associava sul naso una macchia vellutata, come la pelle di una talpa: l'ultimo della schiera, maravigliosamente grande, aveva tre occhi, uno dei quali situato in mezzo alla fronte.
Però la curiosità non può solo sulle donne; anche il marito di Melusina ebbe voglia di vedere la compagna nel giorno interdettogli: fece un breve spiraglio che guardava nella stanza del bagno di lei, guatò, e la vide serpente. La misera, astretta dal suo fato, non potè più rimanersi con lui, e fuggì tosto dalla finestra in quella sconcia forma. Ella vive tuttora, nè potrà morire fino al dì del giudizio.
La storia narra di Melusina altrimenti: la ricorda una principessa potente: quando inviava una lettera, un decreto col suggello che aveva improntata una sirena, conveniva ubbidire ciecamente, e sciagurato chi osava opporsi! Il terrore ne fece a que' tempi una maga: ecco come l'immaginazione de' popoli crea in tutte le età di barbarie una mitologia.