Una giovinetta boema vuol seguire l'amante che va soldato. Ma essa non ha bisogno di travestirsi; farà ben altro: “Je me changerais,„ dice, “en petit oiseau, et je me poserais sur ton chapeau.—Je me changerais en hirondelle, et je me poserais sur ta tête chérie.„ Leger, Chants héroïques et chansons popul. des Slaves de Bohême, Paris, 1866, p. 205. E in un rispetto umbro, canta una ragazza animosa:

“Giovanettino dallo fiore in bocca,
e vi sta ben quell'elmo in su la testa:
san Giorgio vo' parete quando scocca
la sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta.
Giovanettino dal cappello oscuro,
quando sarà che sonerà il tamburo?
Io vo' venir con voi mattina e sera,
se non foss'altro, a fa' la vivandiera:
e per vo', damo mio, se ce n'accada,
saprò trattare il fucile e la spada:
e per vo', damo mio, né c'è da dire,
io saperò combattere e morire.„

Marcoaldi, Canti pop. ined. umbri, liguri, piceni, piemontesi, latini, Genova, 1855, p. 65. Al Rubieri (op. cit., p. 555) pare che questo rispetto abbia dell'artificiato; e pare anche a me.

[16] La novella fiorent.:

“Fanta-Ghirò, persona bella,
du' occhi neri, drento la su' favella:
carissima madre, mi pare una donzella.„

Imbriani, La Nov. ecc., p. 539.

[17] Di questo verbo usato cosí assolutamente, reca noi lessici un esempio di Francesco da Barberino. Io me ne son valso non per comodo di rima o di verso, ma perché mi suona bene all'orecchio.

[18] L'Ariosto, di Marfisa:

“Fu conosciuta all'auree crespe chiome,
ed alla faccia delicata e bella.„

[19] All'erudito e cortese prof. S. Prato vo debitore della seguente canzone affatto inedita, ch'egli raccolse or è poco dalla bocca d'una giovinetta di Roncofreddo (circond. di Cesena), chiamata Maria Regini, la quale disse d'averla imparata a Bologna da un'amica sua. Eccola: