“Ben venuto, caro conte!
ben venuto, gioja mia!„

Ei le scale taciturno
e con lento piè salía.
Tutte vuol chiuse le porte,
che fu in vero novità;
come avesse fame, vuole
che gli portin da cenar.
Ambedue seggono a mensa,
ma nessun de' due mangiò:
fan le lacrime un ruscello
che la tavola irrigò.
Conte Yanno bacia il pargolo,
che la madre aveva al petto:
lascia il caro seno e ride
pur a lui quell'angioletto.

A tal vista la contessa
si sentía fendere il cor,
e piangea sí che per tutta
quella casa n'andò il suon.

“Che cos'hai, sposo mio buono?
non vuoi dirlo, caro, a me?
Su via, levami di pena;
che voleva il re da te?„

Affogava egli dal pianto,
e risponder non potea:
l'abbracciava la sua donna,
e amorosa gli dicea:

“Il tuo core aprimi, o sposo;
non tenermi in agonía:
son mie pene le tue pene,
la tua gioja è gioja mia.„[24]

Balzò in piedi il conte Yanno;
la contessa lo seguía:
tutti e due si coricarono,
ma nessun de' due dormía.
Or udite quella misera
che gli dice: “O vita mia,
io ti prego per Dio santo
e la vergine María,
d'ammazzarmi qui piuttosto
che tenermi in agonía.„

“Morte, morte a chi vuol questo;
a sí nera tirannía!„

“Caro sposo, io non intendo:
dimmi, ah dimmi per pietà,
che sventura è questa mai
che sul capo ora ci sta?„

“Incredibile, tremenda;
né vi posso rimediar:
il re vuole ch'io ti uccida;
la sua figlia ho da sposar.„