Alle piante cresciute su la sepoltura di amanti infelici, una canzone italo-albanese (La ballata di Angelina) attribuisce virtú miracolosa: “Andò a nascere un cipresso—là dove sepolto era il garzone;—e spuntò una vite bianca—là dove sepolta era la fanciulla.—Per sotto l'alto cipresso i feriti passavano:—prendevano foglie di cipresso,—e alle ferite le mettevano.—E sotto quella vite bianca—i malati andavano a passare;—prendevano gli acini della vite bianca,—e l'infermità guarivano.„ Camarda, Appendice al saggio di grammatol. comparata su la lingua alban., Prato, 1866, p. 113. In una delle piú antiche ballate inglesi (Fair Margaret and sweet William), dal cuore della fanciulla spunta un rosajo, e da quel dell'amante una rosa selvatica, che, al solito, cresciuti, s'intrecciano insieme; e il canto finisce con una scappatella burlesca: “Poi venne il cherico della parrocchia,—per dir la verità,—e disgraziatamente li tagliò;—altrimenti vi sarebbero ancora.„

Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle metamorfosi mitologiche. Vedi Bossert, La litterature allemande au Moyen-Age, Paris, 1882, p. 298.—Ma dal cuore e sulle tombe di amanti sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta dall'Atanasieff e citata dal prof. Prato (Quattro novelline popolari livornesi, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento. Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura: non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.

A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vedi Marmier, Légendes des plantes et des oiseaux, Paris, 1882, p. 34-35; De Gubernatis, La mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal, Paris, 1878, t. I, p. 161-62; Gaster, Literatura populara românâ, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente a Liebrecht, Zur Volkskunde, p. 166 e 282-83, ecc.

“Dans un chant de l'Ukraine (Chants hist. de l'Ukraine, tr. par Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune homme:—Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin pour la jeune fille.—Dans la Cronica dos Vicentes, monument de la langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe d'Enrique poussa un palmier.—Au chant VIII des Lusiades, nous voyons que Camoens a rappelé ce prodige:

“Olha Henrique famoso cavalleiro
a palma, que le nasce junto a cova.„

Puymaigre, Romanceiro, p. 189-90.

Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,—de voir deux chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;—et sur leurs branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,—qui chantèrent au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„ H. de la Villemarqué, Barzaz-Breiz, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de la chanson de Malborough,„ dice l'Arbaud, I. p. IX, in nota: “On vit voler son âme—à travers des lauriers,—ne parait pas avoir eu une autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto col De Gubernatis, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument revivre après la mort, et l'arbre est le symbole le plus vivant de la vie.„

[47] In altro canto: Sette fratelli come sette abeti. Anco dai Greci moderni l'uomo è paragonato spesso ad un albero alto e diritto, come sarebbe il cipresso. Una canzoncina nuziale albanese, raccolta da G. Jubany (Trieste, 1871, p. 109), dice della sposa: Ha la statura come il cipresso. Nel Libro dei re di Firdusi questo paragone è frequentissimo.—Homme grand comme un pin du dèsert, comme un sapin du marais. Vedi Kalevala, runo 48 (traduz. di L. Léouzon Le Duc) Paris, 1879. I Serbi rassomigliano ad un pino il guerriero: un vòcero còrso ancora inedito: Lu me altu quantu un pinu!—lu me minutu cipressu! Polipete e Leontèo sono da Omero paragonati a due querce. (Iliade, XII.)

[48] Orig. Zmeu. Forse non c'è cosa che piú sovente dei draghi s'incontri nei canti e nelle fiabe popolari rumeni; ai quali un guerriero, un uomo valoroso è un drago; drago un cavallo forte e veloce al corso. Anche ai Serbi, drago (Zmei) vale uomo fiero, prode, terribile: anzi, nella mitologia slava, col suddetto nome si designa spesso qualche iddio, per es., quello del fuoco. Draghi e dragonesse hanno i Bulgari, presso i quali mutansi talvolta in orsi in pesci ed in uomini. Dozon, Chansons popul. bulgares inedites, ediz. citata. Altrove occorrono in vece uomini trasformati in dragoni. Dulaurier, Les chants pop. de l'Arménie, in Revue des deux mondes, 1 avril 1852. In un canto (pesma) della Macedonia, Alessandro il grande è generato da un drago; ed anche un'antica favola greca, riferita da Luciano, lo disse nato da un serpente, come di un serpente fu, tanti secoli dopo, creduto prole l'albanese Giorgio Castriota. Dozon, Rapports sur une mission littéraire en Macedonie, Paris, 1873, p. 42. G. Maspero (Contes pop. de l'Egypte ancienne, Paris, 1882, p. 42) fa menzione d'altro drago che parla veramente bene ed è signore d'un'isola incantata. Certa fiaba calmucca narra d'un drago ch'è una pasta di zucchero. Sono alquanto simili ai draghi le Koutchédras degli Albanesi, le quali hanno un po' dell'uomo ed un po' della bestia. Circa i draghi e le dragonesse delle fiabe e novelline pop. ital. e specialmente siciliane, vedasi la dotta prefaz. di G. Pitré al vol. IV della Biblioteca delle tradiz. pop. sicil., Palermo 1875, p. CXX-CXXIII.

[49] Al bravo dei Rumeni si può estendere quanto si legge nella seguente noticina apposta ad un canto pop. russo dal De Julvécourt (La Balalayka, Chants pop. russes, Paris, 1837, p. 12): Le brave c'est le héros de toutes les chansons pop.; c'est une espèce de titre de noblesse que le paysan s'attribue avec amour; c'est une épithète glorieuse qu'une belle adresse toujours à son amant.