(O captivo)[66]

Io venía dal mar di Amburgo
su una bella caravella,
quando i Mori ecco ci presero
pur cosí tra pace e guerra.
Nelle lor terre, per vendermi,
mi portarono, a Salè;
ma non fu Moro né Mora
che un quattrin desse di me.
Finalmente un can d'Ebreo
mi degnava comperar:
negra vita era la mia;
mi trattava come un can.
Pestar sempre il dí lo sparto,
e la notte la cannella;
una sbarra qui alla bocca,
non gli avessi a mangiar quella.
Manco mal che la mia buona
padroncina mi donava
tutti i giorni del pan bianco,
di quel pan ch'essa mangiava.
Dava a me quant'io chiedessi,
e piú ancor che non chiedea:
le piangeva io nelle braccia,
ma non già per lei piangea.

Mi diceva essa: “Non piangere:
vuoi, cristiano, rimpatriar?„

“Ah signora! come andarmene,
se mi manca da pagar?„

“Se hai bisogno d'un cavallo,
ti darò, caro, una bella
cavallina; se di nave,
ti darò una caravella.„

“Del cavallo, o mia signora,
non saprei che me ne far;
troppo è lunge di qui Cëuta
di Castiglia e Mazagan.
E né pur voglio la nave,
ché tant'è, non fuggirei;
di quel poco che tuo padre
mi pagò, lo froderei.„

“Prendi allora questa borsa
qui di seta gialla; to':
è un ricordo che mia madre
moribonda mi lasciò.
Vanne; paga il tuo riscatto;
e alle donne di laggiú
di' se quello d'un'Ebrea,
o l'amor loro val piú.„

Non avea finito ancora,
e il padrone ecco arrivato:

“In buon punto voi veniste,
che il Signore sia lodato:
sento adesso che i denari
del riscatto mi han mandato.„

“Ma ci vogliono crociate[67]
molte, amico; ci hai pensato?
chi ti diè tanta moneta
che il riscatto sia pagato?„