Smonta dunque Melisendra,
e Dio mettesi a pregar:
il cavallo a briglia sciolta
vola i Mori ad assaltar.
Parve già pigro a fuggire,
parve dianzi a stento andar;
fiuta adesso il sangue moro,
e si sente rinfiammar.
Don Gaifero pugna forte,
ma piú forte il suo caval;
fanno a gara tutti e due
chi piú Mori abbatterà.
Già ne cascan tanti e tanti,
che non son piú da contar;
corre sangue in tanta copia,
che va i campi ad allagar.
Re Almansorre, che ciò vede,
cominciava ad esclamar:
Allà invoca e Maometto,
ché lo vogliano aiutar.
“Maledetto te, o cristiano,
e piú ancora il tuo pugnar!
non c'è al mondo cavaliere
che ti possa pareggiar.
Sei tu forse Urgel di Nantes,[10]
Oliviero singolar,
o l'Infante don Guarino,
grand'ammiraglio del mar?
Non v'è altri fra que' dodici[11]
da poterti fronteggiar,
se non fosse don Roldano,
quel fatato senza par.„
Don Gaifero, che ciò sente,
questa a lui risposta dà:
“Taci, taci, o re de' Mori;
non è savio il tuo parlar:
molti ha Francia cavalieri
che li possono uguagliar.
Io non son dei nominati,
e a conoscer mi vo' dar;
son l'Infante don Gaifero,
son nipote a don Roldan
capitano[12] di Parigi,
ch'è mia terra natural.„
Altro il re non vuole udire,
né piú innanzi contrastar;
volge la briglia al cavallo,
e si va dentro a serrar.
Don Gaifero, solo in campo,
non ha piú con cui pugnar:
corre, pieno il cor di gioja,
la consorte a ritrovar.
“Sei ferito, sposo mio?
ah ferito hai da tornar!
eran tanti e tanti i Mori,
e tu solo a battagliar!
Strapperò della camicia
mia le maniche a fasciar
le tue piaghe; col mio velo
le saprò rimarginar.„
“Non dir queste cose, o Infanta;
non è savio il tuo parlar:
s'eran anco a cento doppj,
a me nulla potean far:
del mio zio Roldano l'armi,
credi, son di buono acciar;
cavalier che se ne cinga
non può mai pericolar.„
E cavalcano e cavalcano,
senza punto riposar:
per le terre là de' Mori
senz'alcun sospetto van,
ragionando pur d'amore,
senza a null'altro pensar.
Nelle parti de' cristiani
finalmente ripassàr:
a Parigi eccoli giunti;
li va il popolo a incontrar
e ben sette leghe fuori
è la corte ad aspettar.
Ecco vien l'imperatore
la sua figlia ad abbracciar;
le parole ch'ei le dice
fanno i sassi lacrimar.
Vedi il clero tutto quanto,
la piú eletta nobiltà;
vedi i Pari tutti e dodici;[13]
né le dame puoi contar.
Alda v'era e don Roldano
e l'ammiraglio del mar;
l'arcivescovo Turpino,
don Giuliano d'Alem-mar,
e il buon vecchio don Beltrano,
e quanti altri usano star
presso l'alto imperatore
e alla sua mensa pranzar.[14]
Che onoranze a don Gaifero,
e che bel congratular!
Della molta sua prodezza
grandemente lui lodàr,
che la sposa ha liberato
con valore singolar.
Le gran feste che si fecero
non si posson raccontar.