III

Risveglio doloroso.

Un nobel e gentil imaginare
sí mi discese ne la mente mia;
in veritá (ch'eo allora dormia)
el me paria con la mia donna stare
in un giardin, baciare ed abbracciare,
rimossa ciascun'altra villania.
Ella dicea: — Tu m'hai in tua bailía:
fa' di me, o amor, ciò che ti pare. —
In quel giardin si avea da l'un canto
un rosignol, che dicea in so' latino:
— Securamente per vostro amor canto. —
I' mi svegliai che sonava matino:
considerando il bene ch'avea tanto,
venme voglia deventar patarino.

IV

Amore gli dona in sogno un fiore della sua donna.

L'altrier, dormendo, a me se venne Amore,
e destatomi disse: — Eo so' messaggio
de la tua donna che t'ama di core,
se tu, piú che non suôi, se' fatto saggio. —
Da la sua parte mi donò un fiore,
che parse per semblant' il so visaggio.
Allor nel viso cangiai lo colore,
credendo el me dicesse per asaggio.
Però con gran temenza il dimandai:
— Come si sta la mia donna gentile? —
Ed el me disse: — Ben, se tu ben stai. —
Allora di pietá devenni umile.
Egli sparío; piú non gli parlai;
parvemi quasi spirito sottile.

V

Amore manifesti alla sua donna le sue pene.

Poeta. Dimme, Amore; vorestù tornare
da la mia parte a la donna mia?
Amore. Sí, se tu vogli, ma ell'è follia:
ché talor nòce lo troppo adastare.
Poeta. E lo meo core vi vòl pur andare,
e ti demanda en sua compagnia.
Amore. Di presente me meterò en via
dapo' ch'eo veggio ch'a lui e te pare.
Or me di' ciò che tu vòi che gli dica:
che tu non fini clamare mercede?
Perzò non è bisogno andarne mica,
per aventura ch'ella non ti crede.
Poeta. Sí fa'; che di me vive e se nutríca;
e 'l cor non pò durar, se no' la vede.