III

Si lagna d'aver perduto la gioia che prima aveva avuto, amando madonna.

Sí dilettosa gioia
non cred'om'nato sia giammai portasse,
di che si contentasse;
ch'altro maggior disio li dá rancura,
u' port'alcuna noia, 5
non potendo complir sua disianza:
ché ciascun giorno innanza
e monta in piú voler d'omo natura;
und'el non mai si paga né contenta,
ché suo voler non lenta, 10
ma cresce disiando maggior cosa,
unde non prende posa,
né perfetta di gioi' port'allegranza,
ché quant' ha piú voler, d'aver piú 'nnanza.
Sí perfett'allegranza 15
e compimento portai d'ogni bene:
se considero bene,
sovrano 'n gioia fui...
... e 'n benenanza,
ch'avea da quella di cui son servente; 20
che li fosse piagente
parea per sua mostranza il meo servire
né cos'altra di lei piú disiando
che leal solo stando
in lei fermo servire, e 'n ciò che m'era, 25
che mi donava intera
di gioia benenanza e compimento,
nè piú d'aver mi montava talento.
E poi com' alcun tempo
portai sí intera e dilettosa gioia, 30
via maggiormente in noia

son stato doloroso e 'n grave pena,
ché partire no men pò
isperanza di tal gioia passata;
ché chi ha gioi' portata, 35
partendo d'ella, pena a morte mena.
Però che 'l male avante benenanza
non grev'è a simiglianza,
quasi nente ver' bene aver sentito:
ché poi il ben è fallito, 40
appresso pena dá confusione
e maggiormente grav'è per ragione.
La dolorosa pena,
ove sono distretto interamente,
la qual mi dá sovente 45
morte passional, tuttor vivendo,
e ch' un' or' non m'allena,
da quella ch'i' amo in me ognor discende,
che ciascun' ora accende
gravoso in me languir, lasso, dolendo; 50
ché crudeltá mi mostra in sua sembianza
e con fer' orgoglianza,
servendo lei, disdegna il meo servire,
unde 'n fèro languire
piú ch'alcun altro sono e doloroso, 55
sostenendo tormento ogni gravoso.
Fèra ragion m'apporta
di sí grave tormento tal cagione,
poi senza offensione
tal' ho comis'alcuna 'n lei doglienza, 60
ma sempr'è stat'accorta
e presa di voler l'anima mia
servir, poi 'n signoria
di lei fui servo intero a sua potenza;
und'è che la mia vita quasi è morte: 65
in tanta pena forte
mi dá tormento e 'l meo servire isdegna

e la morte m'assegna.
Mi fòra vita, in cor perché finita
sería mia doglia e l'angosciosa vita. 70
Mia canzon, or ti parte
e mostra 'l gran tormento, il qual eo sento,
avegna il compimento
non ho potuto dir quanto m'abonda;
ché, sí com'è in mar l'onda, 75
no n'aggio posa, né d'alcun ben parte
a quella per cui son in sí rea parte.

IV

Si lagna delle pene in cui si trova per servire madonna.

Poi contra voglia dir pena convene
a me, quasi dolendo
per soverchia montanza in cui sormonta,
ne la qual falso diletto mi tene,
u' mi mise vogliendo 5
l'anima un disio col cor congionta
di quella, in cui piacer era coverto,
quando parea piú vero,
ch'amor cognosco di falso colore,
del qual m'ha priso, poi fumi proferto: 10
immaginandol clero
da lei, di conoscenza fui 'n errore,
perch'io l'elessi a mio proprio signore.
Non conoscendo, falsezza stimando
del piager, ma pur fiso 15
dell'alma imaginai il suo diletto,
e concedette amore in lei fermando,
d'ogn'intenzion diviso,
fui a sua signoria servo soggetto
d'amore 'n atto, distretto 'n potenza: 20
di lei sua forma prese,

al suo voler per lui i' foi congiunto,
e sommisili arbitro e mia voglienza,
di lei servire accese,
u' conoscendo, mai non fallai punto; 25
or d'allegrezza m'ha tutto digiunto.
Fermato a perfezione a suo volere,
di me non forz'avendo,
in ardente mi mise coral foco;
ma ciò mi porge, lasso! piú dolere, 30
per difetto sentendo
di conoscenza aver pene non poco;
ché poi mi mostrò, lasso, la sembianza
de la sua opinione,
la quale, aviso, in lei tuttor regnava 35
di piacer contra, und'ho gran malenanza
in vita e confusione;
ché 'l meo servir gradisse lei pensava,
or mortalmente conosco fallava.
Fallando in conoscenza, in signoria 40
di morte sono ognora,
né morir posso e 'n morte ognora vivo.
E porge tal cagione in me sí ria
pena, che fòr misora
grav'è. Sembro aver vita sí pensivo, 45
per ch'io non parto giá d'intenzione,
ché, se mi fusse danno
la morte, in vita solo un'or' regnasse,
ma, tormentando, di vita ho cagione,
e piú mi monta affanno 50
che s'a morte lo spirto mi mancasse,
e qual piú pregiudicio mi portasse.
La principal del meo dolor cagione
aggio costretto a dire
ne la fine per piú dolor mostrare, 55
e dico piú mi dá confusione
d'ogni greve languire

la reprension che pote in lei montare,
considerando l'altèra valenza
di natura discesa 60
e lo suo gentil core inganno tegna,
unde, in alcuna guisa, di fallenza
di vertú sia ripresa;
perché maggior di ciò pena in me regna,
considerando in lei cosa non degna. 65
Se 'n alcuna mainera giá potesse
da la follia presente dipartire,
isforzereimi a valere alquanto,
però ch'assai piú manto
fall'è, cernendo, in mal perseverare, 70
che non giá fôra stare
nel mal, non conoscendo. Ma non posso;
ché voler non s'è mosso;
und'e', di ragion om, fatto son fèra,
seguitando carrèra 75
dal piager falso, c'ha in me pene messe.

V

Ancora mostra il suo dolore per la crudeltá di lei.

La dolorosa e mia grave doglienza
conven ch'eo dica in canto,
com'altri lo piacere e l'allegrezza,
distringendomi a ciò la mia voglienza,
avegna me' sia pianto, 5
como m'ha preso, lasso! 'n cor fermezza,
e la chiarezza — di ciò è sembianza
ch'eo mi somisi intero in signoraggio,
fermo avendo coraggio
d'altèra donna di servir natora, 10
u' solo un'ora — mai feci fallanza,
poi per piacer mi strinsi in suo servaggio,

und' ho greve dannaggio,
ché mi disdegna e dá pena su' altora.
Perfetto in signoria mi misi servo, 15
senn'e voler congiunto
ad un disio, il suo pregio servendo,
e conservendo ciò, com'or conservo,
d'ogni penser digiunto
sono, 'n ciò servo, 'ntera voglia avendo, 20
ed attendendo ne in parte diletto,
il qual per lo piacere imaginai;
e perché mi fermai
sotto sua signoria interamente,
sol che servente — fusse lei soggetto, 25
piacer disio e tal voglia portai,
e piú non disiai,
nel primo: ed or desio simelemente.
Non disiando che solo servire,
di ciò contento fui, 30
in alcun'ora: quasi per sembianza
dimostrando ver' me fusse in gradire
gioi' lei servisse in cui
di ciò sorrise con gran benenanza.
Ma poi in fallanza — mea vista tornando, 35
viddi in tutto lo contraro aperto,
quasi di ciò isperto,
poi sua vista fermata m'è in disdegno,
ed io tal segno — per vero approvando,
di gio' m'ha miso tale in pena certo, 40
di ciascun ben diserto
e fermo in vita amara e 'n morte regno.
Regnando in morte, sono in suo podere
nascoso e forse pare;
tanto ne l'alma mia monta dolore, 45
che, sostenendo 'n pena sí piacere,
non sí grav'è penare,
ma grave è piú via troppo e monta ardore,

ch'io tuttore — contrar me' voler porto,
poi miso in parte m'ha sí dolorosa, 50
ove pena gravosa
m'abbonda ciascun'or, com'aigua in fonte,
ch'el del monte — di gioi' m'ha indi sporto,
unde la pena m'è via piú dogliosa,
poi di gioi' dilettosa 55
m'ha miso in pene piú ch'io non ho cónte.
Contat'ho parte di mia pen'alcona,
ma non quante in me regna
per non potenza a dire avendo intera;
ché 'l core e 'l dir mi manca e abandona, 60
e, come foco in legna
s'apprende, pianto in lui simel mainera,
und'è che fèra — tal ho 'n pena vita:
poi, disiando servir fermo intero,
son di ciascun ben vero 65
e di speranza d'aver gioi' luntano;
ma' non istrano — di doglia 'nfinita,
ov'io consomo com'al foco cero,
né cosa mai ispero
mi possa, disdegnand'ella, far sano. 70
D'altèra signoria
'maginando beltate e piú valore,
mi misi servidore,
ov'io son servo, quando a lei gradisse,
né mai so ch'io fallisse; 75
ma per bassezza me forse disdegna,
ma perciò ch'io mai vegna
quant'ho di voler manto non m'è viso,
ma tuttora strò fiso,
né per tormento alcun mutando via. 80
S'umeltá con fermezza
nel suo scendesse disdegnoso core,
ogni pianto e dolore
di me mi parrea gioi' ed allegrezza.