XV

Conforta un amico d'un grave dolore che lo affanna.

Dolendo, amico, di gravosa pena
d'affanno, il quale in te, aviso, regna,
dolor portando, il qual giá non m'alena,
(u' doglia amico doler cosa è degna),
mia volontá m'ha somosso e mi mena
a dir cosa, conforto unde te vegna,
se giá porò; e 'n ciò meo cor se pena
e si travaglia, perché ciò divegna.
Virtute, amico, di saggi'om' piú pare
affanno periglioso portar retto,
che allegrezza, u' ciascun si contene.
Ché non è vero pregio comportare
ciò che comportan tutti, ma star retto,
ov'ogn'om cade: tal'è pregio bene.

XVI

Dice ad un amico come giá da tre anni sia servo d'amore, e gli domanda consiglio.

Rapresentando a canoscenza vostra
meo doloroso mal, grave, diverso,
sono mosso, facendo vo' alcun verso,
responsion volendo vi dia giostra,
a ciò che la vertú che 'n voi enchiostra,
mi dia consiglio in che dir vogli' or verso,
ché conobbi per vero bianco il perso,
per ingannevil fatta mi fu mostra.
Ciò fu sembianza ria, la qual vi mostra
il meo dir da diritto fu isperso,
unde diletto immaginai e postra
de la 'maginazion ebbi il rio verso,
ch'eo mi legai di sua potenza in chiostra,
somettendo mi' arbitro, ann'è ben terso.

XVII

Esorta altri a mostrare, ch'è tempo, il proprio valore, per togliersi dal basso stato, ov'è caduto.