Canz. II, v. 11. «Prendendo» ha L; ma non dá alcun senso, quindi bene il Gaspary lesse «prendono».

v. 15. L ha «per servire»; ma, poiché ogni strofa incomincia riprendendo le ultime parole della strofa precedente, è certo che qui si deve leggere «star servidore».

v. 55. Il Nannucci volle leggere «torte», e intese che fosse un avverbio «a torto»; ma, oltreché codesta sarebbe una forma inconsueta, è da credersi che si debba sciogliere in «tort'è», anche perché l'Abbracciavacca prediligeva queste rime imperfette.

v. 57. L ha «porea»; ma, poiché la strofe precedente termina con «poría», per la sopraddetta ragione deve leggersi «poría».

v. 65. Nella ediz. del 1907 scrissi «né voi»: ma deve correggersi, com'é in L, «né in voi».

Canz. III, v. 3. Il Biadene, che già pubblicò questa canzone, unisce «pensero» con «piager» del v. 2 e ne forma un concetto solo, quello di «piacevole pensiero»: credo invece di dover togliere l'«e» dopo «beltate» e la virgola che avevo posta dopo «pensiero», e cosí piú facilmente si può intendere: «Lo pensiero soviemmi», cioè «mi torna in mente».

v. 19: «non deggi'». Ho aggiunto l'«i» per ragioni fonetiche.

v. 29: «ch'è». Io stesso nella mia vecchia edizione ed anche il Biadene abbiamo lasciato «che»; ma certo è meglio intendere cosí: «Poiché è provato, cioè si è visto, che sotto viso dolce si nasconde cuore amaro, allora non si cela piú...».

v. 39: «ragione». Cosí scrivo, seguendo il Biadene ed L, sebbene P abbia «rasone».

v. 42: «bassenza». Cosí correggo «bassansa» di P., seguendo, per ragioni di rima, L.